La zona meridionale del Paese dei cedri è ormai un campo di battaglia dove un esercito regolare dotato di carri armati e aviazione e guerriglieri armati di razzi e droni si danno la caccia senza curarsi delle sofferenze della popolazione locale. La Cité sportive di Beirut è oggi un immenso dormitorio per i profughi. Il presidente Aoun si gioca il suo destino politico sui colloqui, mentre Hezbollah lo attacca con campagne diffamatorie.
Mentre il Pakistan è sotto i riflettori per la mediazione nel Golfo non si ferma la repressione nei confronti della società civile. Fermate per alcune ore un gruppo di attiviste che avrebbero dovuto tenere una conferenza stampa su un'iniziativa in programma il 10 maggio per cui non hanno ancora ricevuto i permessi. Commissione per i diritti umani: "Non è un eccesso isolato, ma uno schema ricorrente".
Il livello di controllo statale su quello che i cittadini dicono e scrivono a Mosca oggi è ormai superiore a quello dell’Unione Sovietica prima di Gorbačev. Qualunque poliziotto, vigile o giudice si attiene a questa linea; tutti capiscono che non si può più parlare di politica o criticare chi è al potere, e si controllano anche le espressioni più innocue.
Un nuovo rapporto di Human Rigths Watch denuncia i sistemi utilizzati dalla Repubblica popolare per promuovere fin dalle scuole materne l'identità Han. "Nessun insegnamento tibetano, costretti a inviare video per provare che anche in casa parlano la lingua cinese". Tra gli effetti l'allontanamento dagli anziani e la crescente percezione che l'identità locale sia qualcosa di inferiore.
Il partito Tamilaga Vettri Kazhagam (TVK) ha ottenuto 108 seggi su 234, senza raggiungere la maggioranza assoluta, mentre il BJP ottiene un solo seggio, restando debole nel Sud dell’India. Il successo di Vijay, cristiano tamil, appare legato al crescente malcontento verso il duopolio delle formazioni locali e alla sua forte capacità di mobilitazione popolare, ma resta la sfida sulla costruzione di alleanze.
Nell’attacco iraniano al terminale petrolifero negli Emirati Arabi Uniti, il solo capace di aggirare Hormuz, feriti tre lavoratori indiani. Una scintilla che rischia di riaccendere il conflitto regionale, in un quadro di alleanze e interessi contrapposti. Sullo sfondo la decisione di Abu Dhabi di lasciare il cartello dei Paesi esportatori e saldare l’asse con Israele. Passi che per Teheran porteranno al “collasso” del Golfo.