Ad AsiaNews l’arcivescovo caldeo descrive una situazione di sospensione, ferme le scuole e università in un quadro di profonda instabilità. Il Kurdistan iracheno ancora una volta teatro di guerre altrui. La popolazione è “preoccupata” per il futuro e cerca di non farsi trascinare nel conflitto fra Israele e Stati Uniti con l’Iran. La preghiera dei cristiani per la pace, il ricordo di Francesco in Iraq e il sostegno di papa Leone.
Ieri lunghe code di veicoli alle stazioni di servizio; la popolazione in preda al panico teme l’esaurimento delle scorte e l’escalation dei prezzi. Litigi e tensioni fra gli automobilisti in coda. Interruzioni di energia segnalate anche dai grandi gruppi industriali. In Arabia Saudita un altro lavoratore migrante bangladese ucciso per un lancio missilistico iraniano su un complesso residenziale.
Il governo libanese opera sul piano politico e diplomatico per raggiungere un cessate il fuoco. Sul terreno il Partito di Dio prosegue lo scontro (impari) con l’esercito dello Stato ebraico. Anche la popolazione cristiana si oppone agli ordini di evacuazione. Rinviate le elezioni parlamentari previste in origine per il prossimo maggio.
In una lettera alle autorità e al popolo, il vicario apostolico parla di giorni “segnati dal dolore e dall’incertezza della guerra”. L'invito ad un impegno “comune e instancabile per la pace”. Proseguono gli attacchi iraniani, nella notte colpiti due edifici e un hotel. Sullo sfondo le tensioni confessionali fra sciiti e sunniti che anche in passato hanno infiammato il Paese.
I missili pakistani continuano a prendere di mira obiettivi politici e militari talebani in Afghanistan mentre l'Onu segnala almeno 66mila sfollati e per il momento decine di vittime civili. Il Pakistan deve affrontare anche la rabbia della comunità sciita dopo l’uccisione dell’ayatollah Ali Khamenei negli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
Centrata da missili e droni la cappella ed edifici ecclesiastici dell’arcivescovado a Erbil. Donna caldea a Baghdad arrestato per aver celebrato l’uccisione di Khamenei, rischia quattro anni. Ad AsiaNews lo studioso iracheno: il Paese rischia di trasformarsi in arena per le potenze esterne per “regolare i conti” in sospeso. La crisi istituzionale alimenta i timori, serve un governo di emergenza.