La questione fra i nodi più delicati del dialogo avviato dai due fronti dopo il cessate il fuoco del novembre 2023. Per Beirut è una “priorità diplomatica”, ma dallo Stato ebraico non vi è collaborazione come afferma anche il Comitato internazionale della Croce rossa. Sullo sfondo le tensioni in Iran e la minaccia di Hezbollah di intervenire al fianco della Repubblica islamica.
Le milizie sciite filo-Teheran di Kataib Hezbollah minacciano la “guerra totale” per l’arrivo della portaerei Usa nell’area. Rinviata l’elezione del successore di Abdul Latif Rashid, ricordato per il duro scontro col patriarca caldeo con il ritiro del decreto presidenziale. Alla guida del governo dovrebbe tornare la figura ingombrante di al-Maliki. Card. Sako: tre giorni di digiuno e preghiera per il Paese.
Gli estremisti hanno portato i loro capi di bestiame nei pressi della casa, poi hanno devastato i raccolti e lanciato pietre contro l’abitazione. I figli hanno cercato di difendersi, ma le forze di sicurezza li hanno arrestati proteggendo gli assalitori. Nel 2025 aumentate le violenze dei coloni. Nei giorni scorsi inaugurato nuovo insediamento a Beit Sahour.
Ad AsiaNews il racconto delle sfide e delle criticità legate agli istituti in Terra Santa, a partire dai giovani che “hanno perso il sorriso, la fiducia”. Dialogo e ascolto per disinnescare il desiderio di vendetta e di compiere attentati. Risolta (quasi) la controversia con Israele per i mancati permessi ai docenti. Essere insegnante una “vocazione”. L’emorragia senza fine dei cristiani.
Dal leader vietnamita l’impegno a sostenere gli sforzi congiunti per una soluzione di pace nella Striscia. La promessa di lavorare “a stretto contatto” con l’ex nemico “in vari settori” in linea con “esigenze e priorità” di entrambi. Fra i Paesi dell’Asia centrale l’adesione di Uzbekistan e Kazakhstan.
Le forze governative siriane hanno intensificato l’offensiva nelle aree amministrate dalle milizie a guida curda. L’avanzata è stata accompagnata dal sostegno di tribù arabe locali, dai droni turchi, e dal silenzio assenso di Washington, mentre i colloqui tra Damasco e i curdi sono falliti. Si teme una nuova destabilizzazione legata alla fuga di combattenti dello Stato islamico dalle carceri finora gestite dall’amministrazione autonoma.