Inaugurata nei giorni scorsi in Giordania, non è solo un'iniziativa accademico ma un progetto che unisce formazione, dialogo interreligioso e valorizzazione del patrimonio spirituale. L’obiettivo è diventare un centro di studio e riflessione sul cristianesimo delle origini ad Al-Maghtas, dove storia, teologia e cultura si intrecciano. In una visione che punta al 2030, quando qui si celebrerà il bimillenario del battesimo di Gesù
Leone XIV ha autorizzato il decreto sul miracolo. Ad AsiaNews suor Marie-Antoinette Saadé, superiora della congregazione delle suore maronite della Sacra Famiglia, lo definisce artefice “della vocazione storica del Grande Libano”. La beatificazione sarà “segno provvidenziale e profetico” di un Paese “plurale, libero”. Vescovo di Batroun: “Grazia di Dio in un momento in cui il Libano è minacciato nella sua identità e nella sua integrità”.
All’asse fra Israele (e Usa), Emirati e India si contrappone un blocco che lega Ankara, Riyadh e Islamabad. La Turchia rilancia l’idea di una alleanza di nazioni musulmane per ridurre “al minimo” la “dipendenza dall’esterno della regione”. Sul fronte interno lo scontro sulla leadership del partito di opposizioni riapre ferite mai sanate.
In Libano la priima assemblea delle “khouriyètes”, appellativo affettuoso delle mogli dei preti sposati. Una “rivoluzione virtuosa” per la Chiesa maronita, promossa dai vescovi di Antelias e Batroun e sostenuta dal patriarca. Il messaggio di incoraggiamento dal card. Mario Grech: “Siate fedeli alla vostra vocazione”.
Il nuovo primate che si insedierà il 29 maggio a Baghdad sottolinea ad AsiaNews le priorità della sua missione alla guida di una delle Chiese più antiche dell’Oriente. Gli anni fra le comunità della diaspora in Australia e il dramma dell’Isis quando era vescovo a Mosul i due cardini del suo episcopato. Il rapporto con il mondo musulmano e l’impegno a contrastare l’esodo, garantendo un futuro ai cristiani in Medio oriente.
Fra i capi di imputazione contro Bahar Saharaian vi sarebbero anche “attività di propaganda” contro la Repubblica islamica e “diffusione di notizie false”. Nel 2022 era già stata in carcere perché aveva aderito alla protesta dei colleghi per la repressione delle proteste seguite alla morte di Mahsa Amini. Hotel chiuso per mancato rispetto delle norme sull’hijab e record di esecuzioni nel 2025.