Ad AsiaNews Attieh Fard, politica e avvocatessa da anni nel Regno Unito, parla di una nazione disposta ad accettare il conflitto per mettere fine a “torture e uccisioni” degli ayatollah. La nomina di Mojtaba fonte di “preoccupazione”: secondo alcuni sarebbe “peggio del padre” Khamenei. Il mancato sostegno esterno alle rivolte popolari e la necessità di proteggere i confini.
Beirut ha adottato una risoluzione che mette “fuorilegge” le attività armate del partito filo-iraniano. Rottura fra il Partito di Dio e il movimento sciita Amal che approva la risoluzione del governo. Lo Stato ebraico è tornato a colpire duramente il territorio libanese e ora preme anche via terra sulla "zona cuscinetto". La mediazione Usa ha “salvato” l’aeroporto rimasto aperto. Centinaia di migliaia in fuga sulle strade.
In un raid a Qaryut, a sud di Nablus, sono stati uccisi due fratelli palestinesi a colpi di pistola. Nuove aggressioni e attacchi anche al villaggio cristiano di Taybeh. P. Bashar: non incidenti isolati, ma “crescente pattern di violenza” che solleva “preoccupazioni”. Barriere e isolamento, la Cisgiordania sempre più simile alla Striscia vittima di una “violenza di Stato”.
Dagli Emirati mons. Martinelli racconta di una situazione che “sembra sotto controllo”, anche se permane “apprensione” per l’escalation fra Israele e Stati Uniti contro l’Iran. Chiusura “temporanea, necessaria” della Abrahamic Family House, ma la speranza è che “possa essere presto riaperta”. La preghiera per le vittime fra la popolazione migrante.
Fra le molte comunità di espatriati si contano già diverse vittime. Il primo decesso nello Stato ebraico per un missile iraniano è stato quello di una badante filippina. Il conflitto investe anche i mari, con un marittimo morto su una petroliera al largo della costa dell’Oman. Un pakistano, un nepalese e un cittadino del Bangladesh le tre persone uccise negli Emirati Arabi Uniti.
L’ultima vittima è un’insegnante 47enne, madre di tre figli, uccisa a colpi di pistola alla testa nella regione di Wadi al-Nasara. Attivisti e ong parlano di attacchi mirati e sparizioni inquietanti sotto il mando dell’estremismo islamico. Con l’inizio del Ramadan attaccati negozi e ristoranti con l’accusa di vendere alcol. Ad Homs almeno 10 morti nella comunità alawita.