P. Romanelli racconta che “l’intera Striscia” è “pericolosa” ma la città di Gaza “ancora di più”. Vi sono “bombardamenti in continuazione”, ma alla parrocchia non è ancora arrivato “l’ordine di evacuazione”. Custodia di Terra Santa e patriarcato latino in digiuno e preghiera col pontefice per la pace. Secondo dati dell’intelligence israeliana l’83% dei morti nell’enclave sono civili.
Il patriarca maronita ha detto che il pontefice è atteso “entro dicembre”. Una visita che potrebbe rientrare nel viaggio a Nicea, nel solco di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco. Dalla Santa Sede non vi sono informazioni ufficiali. Prevale un approccio improntato alla prudenza per le tensioni nel sud - un morto oggi - e la controversia sulla resa delle armi di Hezbollah.
Ottanta esponenti della corrente "modern orthodox", guidati dal rabbino Yosef Blau, hanno lanciato un appello che richiama “chiarezza morale” e “responsabilità” a partire dai valori della tradizione ebraica. Pur condannando Hamas, invocano una “risposta” al dramma della Striscia e criticano le "proposte inquietanti" di Smotrich e Ben Gvir: "È nostro dovere denunciare le azioni del governo quando contraddicono la Torah". Patriarcato latino: ordini di evacuazione nei quartieri vicini alla parrocchia di Gaza.
Sono oltre 12 milioni, pari al 14% circa della popolazione, quanti vivono in “condizioni di estrema povertà”. Crescono anche i bambini che rischiano l’allontanamento dalle famiglie per difficoltà finanziarie. Crolla il tasso di natalità, con “preoccupazioni” sul futuro equilibrio demografico del Paese. Un cittadino su quattro che dovrebbe avere più di 65 anni entro il 2080.
La denuncia in una nota di Protecting Holy Land Christians. Il “ragionamento” dietro la decisione sarebbe collegato “alla questione dell’Arnona”. Il patriarcato “non è ora in grado di pagare gli stipendi al clero, agli insegnanti e al personale”. Nell’omelia dell’Assunzione il card. Pizzaballa afferma che il sangue di ogni “innocente” a Gaza e nel mondo “non è dimenticato”.
Sandra Awad, già responsabile Caritas oggi collaboratrice dell’Unicef, ha raccontato in questi anni le devastazioni della guerra. Oggi ricorda che, pur fra violenze e criticità, la comunità riveste un “ruolo fondamentale” nel diffondere “lo spirito del perdono” e “sanare le divisioni settarie”. E lancia un appello: “Liberatevi dalle catene della paura”.