Molti dei progetti riguardano il sud-est del Paese, area in cui si concentra la presenza delle minoranze religiose. Il caso della “Centrale solare G25” nel villaggio caldeo di Aynwardo. Per il governo turco è di “interesse pubblico” e va sostenuto. Il parlamentare cristiano George Aryo ha già sollevato (invano) la questione in Parlamento.
Nuovo capitolo della guerra silenziosa al patrimonio in Cisgiordania. Requisita la tomba del profeta, a nord di Gerusalemme, gestita dal Wafq islamico e ultimo atto della “giudaizzazione” dei siti palestinesi. Peace Now: l’obiettivo è “espandere e approfondire l’annessione”. Voci su un piano del governo Netanyahu per togliere alla Giordania la custodia del terzo luogo sacro per l’islam.
Decine di morti per gli attacchi israeliani nel sud del Paese, anche oltre il fiume Litani. Israele mira ad ampliare fino a 30 chilometri la fascia di territorio che controlla. Sinora risparmiata la capitale, Beirut, che gli Stati Uniti hanno definito “off-limits”. Il 2 e il 3 giugno fissato il nuovo round di colloqui a Washington dove la delegazione libanese insisterà sulla ncessità di una cessazione immediata e simultanea delle ostilità.
Inaugurata nei giorni scorsi in Giordania, non è solo un'iniziativa accademico ma un progetto che unisce formazione, dialogo interreligioso e valorizzazione del patrimonio spirituale. L’obiettivo è diventare un centro di studio e riflessione sul cristianesimo delle origini ad Al-Maghtas, dove storia, teologia e cultura si intrecciano. In una visione che punta al 2030, quando qui si celebrerà il bimillenario del battesimo di Gesù
Leone XIV ha autorizzato il decreto sul miracolo. Ad AsiaNews suor Marie-Antoinette Saadé, superiora della congregazione delle suore maronite della Sacra Famiglia, lo definisce artefice “della vocazione storica del Grande Libano”. La beatificazione sarà “segno provvidenziale e profetico” di un Paese “plurale, libero”. Vescovo di Batroun: “Grazia di Dio in un momento in cui il Libano è minacciato nella sua identità e nella sua integrità”.
All’asse fra Israele (e Usa), Emirati e India si contrappone un blocco che lega Ankara, Riyadh e Islamabad. La Turchia rilancia l’idea di una alleanza di nazioni musulmane per ridurre “al minimo” la “dipendenza dall’esterno della regione”. Sul fronte interno lo scontro sulla leadership del partito di opposizioni riapre ferite mai sanate.