La zona meridionale del Paese dei cedri è ormai un campo di battaglia dove un esercito regolare dotato di carri armati e aviazione e guerriglieri armati di razzi e droni si danno la caccia senza curarsi delle sofferenze della popolazione locale. La Cité sportive di Beirut è oggi un immenso dormitorio per i profughi. Il presidente Aoun si gioca il suo destino politico sui colloqui, mentre Hezbollah lo attacca con campagne diffamatorie.
Nell’attacco iraniano al terminale petrolifero negli Emirati Arabi Uniti, il solo capace di aggirare Hormuz, feriti tre lavoratori indiani. Una scintilla che rischia di riaccendere il conflitto regionale, in un quadro di alleanze e interessi contrapposti. Sullo sfondo la decisione di Abu Dhabi di lasciare il cartello dei Paesi esportatori e saldare l’asse con Israele. Passi che per Teheran porteranno al “collasso” del Golfo.
Servizio militare specchio delle fratture della società e campo di battaglia politica. L’universo rosa rappresenta oltre il 21% delle truppe combattenti, leader religiosi temono che l’integrazione di genere possa allontanare gli osservanti da unità combattenti. Al vaglio soluzioni “intermedie” che evitino la promiscuità. Il nodo irrisolto degli haredim e il "riposizionamento" di Neftali Bennett.
Arresto e revoca del passaporto al giornalista Usa originario del Kuwait Ahmed Shihab-Eldin per aver diffuso il video del caccia statunitense precipitato. Provvedimento analogo per altre 21 persone, fra cui due sorelle. Il Bahrein ha revocato la cittadinanza a 69 persone accusate di simpatie con l’Iran. Per gli attivisti il conflitto “opportunità per inasprire ancor più la repressione”.
È quanto emerge nel rapporto “Children in Statistics 2025” elaborato da TurkStat. Nel 1970 i minori erano il 48,5% della popolazione, oggi sono il 24,8%. Disparità regionali in materia di mortalità infantile, nelle regioni del sud-est il numero maggiore di figli. Numeri record anche per i minori in carcere, in custodia cautelare o condannati. Una nuova legge contro l’uso dei social sotto i 15 anni.
Secondo l’ultimo rapporto dell’Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma, nel 2025 la spesa militare globale ha raggiunto i 2.887 miliardi di dollari, segnando l’undicesimo anno consecutivo di crescita. In Asia la crescita è trainata da Cina, Giappone, India e Taiwan, a causa di rivalità strategiche e incertezza sul ruolo degli Stati Uniti. In Medio Oriente cala la spesa di Israele, ma crescono Turchia e Arabia Saudita.