Il governo libanese opera sul piano politico e diplomatico per raggiungere un cessate il fuoco. Sul terreno il Partito di Dio prosegue lo scontro (impari) con l’esercito dello Stato ebraico. Anche la popolazione cristiana si oppone agli ordini di evacuazione. Rinviate le elezioni parlamentari previste in origine per il prossimo maggio.
In una lettera alle autorità e al popolo, il vicario apostolico parla di giorni “segnati dal dolore e dall’incertezza della guerra”. L'invito ad un impegno “comune e instancabile per la pace”. Proseguono gli attacchi iraniani, nella notte colpiti due edifici e un hotel. Sullo sfondo le tensioni confessionali fra sciiti e sunniti che anche in passato hanno infiammato il Paese.
I missili pakistani continuano a prendere di mira obiettivi politici e militari talebani in Afghanistan mentre l'Onu segnala almeno 66mila sfollati e per il momento decine di vittime civili. Il Pakistan deve affrontare anche la rabbia della comunità sciita dopo l’uccisione dell’ayatollah Ali Khamenei negli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
Centrata da missili e droni la cappella ed edifici ecclesiastici dell’arcivescovado a Erbil. Donna caldea a Baghdad arrestato per aver celebrato l’uccisione di Khamenei, rischia quattro anni. Ad AsiaNews lo studioso iracheno: il Paese rischia di trasformarsi in arena per le potenze esterne per “regolare i conti” in sospeso. La crisi istituzionale alimenta i timori, serve un governo di emergenza.
Ad AsiaNews Attieh Fard, politica e avvocatessa da anni nel Regno Unito, parla di una nazione disposta ad accettare il conflitto per mettere fine a “torture e uccisioni” degli ayatollah. La nomina di Mojtaba fonte di “preoccupazione”: secondo alcuni sarebbe “peggio del padre” Khamenei. Il mancato sostegno esterno alle rivolte popolari e la necessità di proteggere i confini.
Beirut ha adottato una risoluzione che mette “fuorilegge” le attività armate del partito filo-iraniano. Rottura fra il Partito di Dio e il movimento sciita Amal che approva la risoluzione del governo. Lo Stato ebraico è tornato a colpire duramente il territorio libanese e ora preme anche via terra sulla "zona cuscinetto". La mediazione Usa ha “salvato” l’aeroporto rimasto aperto. Centinaia di migliaia in fuga sulle strade.