Allerta in Libano per l’ondata di proteste nella Repubblica islamica. I vertici istituzionali e la popolazione seguono con attenzione gli sviluppi della situazione. L’appello di Aoun al movimento sciita: “Dalla logica della forza, alla forza della logica”. Al via la fase 2 del piano di disarmo, mentre continuano i bombardamenti israeliani.
Informate da Damasco e da organi di stampa arabi e internazionali, le autorità libanesi raddoppiano gli sforzi in tema di vigilanza. Tuttavia, i “buchi” alla frontiera fra i due Paesi ostacolano la missione. Per l’Onu dalla caduta di Assad 69mila siriani, principalmente alawiti, sono fuggiti nel Paese dei cedri, anche se i dati sono parziali e difficili da verificare.
Nonostante il cessate il fuoco tra Hezbollah e Israele, il conflitto continua al confine meridionale. Nella regione l’interdipendenza economica e umana è tale che quando soffre un villaggio, soffrono tutti. Ghirlande e presepi decorano timidamente i vicoli deserti. Il mercatino natalizio alla Scuola dei Sacri Cuori. "Per noi significa dire al mondo che siamo qui per la vita".
Con la nomina di un civile, l’ex ambasciatore Simon Karam, alla commissione di supervisione del cessate il fuoco del novembre 2024, Beirut si affranca da Teheran. Fra Paese dei cedri e Stato ebraico proseguono i contatti, anche se restano nodi irrisolti soprattutto al confine. Critiche di Hezbollah che parla di “regalo gratuito” e rifiuta il disarmo a nord del fiume Litani. Si allarga la frattura fra il Partito di Dio e il movimento sciita Amal di Nabih Berry.
Ai responsabili libanesi, il papa raccomanda: “Lasciamo cadere le armature delle nostre chiusure etniche e politiche, apriamo le nostre confessioni religiose all'incontro reciproco”. Per il pontefice la pace deve essere sia “obiettivo che mezzo”. In 150mila alla Messa conclusiva sul lungomare. Ieri sera la cena in Nunziatura con alcuni capi religiosi musulmani.
La preghiera silenziosa di fronte al monumento con i nomi delle oltre 200 vittime dell'esplosione del 2020. In ginocchio davanti a un bambino con l'immagine del padre morto nella tragedia. Dopo cinque anni ancora ostacoli alle indagini. La storia di Nation Station, una cucina nata in quei giorni per dare da mangiare a chi aveva perso tutto e che prova a essere laboratorio di futuro.