Ai responsabili libanesi, il papa raccomanda: “Lasciamo cadere le armature delle nostre chiusure etniche e politiche, apriamo le nostre confessioni religiose all'incontro reciproco”. Per il pontefice la pace deve essere sia “obiettivo che mezzo”. In 150mila alla Messa conclusiva sul lungomare. Ieri sera la cena in Nunziatura con alcuni capi religiosi musulmani.
La preghiera silenziosa di fronte al monumento con i nomi delle oltre 200 vittime dell'esplosione del 2020. In ginocchio davanti a un bambino con l'immagine del padre morto nella tragedia. Dopo cinque anni ancora ostacoli alle indagini. La storia di Nation Station, una cucina nata in quei giorni per dare da mangiare a chi aveva perso tutto e che prova a essere laboratorio di futuro.
L'appello di Leone XIV alla pace e al dialogo tra le religioni, incontrando i principali leader cristiani, musulmani e drusi. Il Libano come "potente esempio" di convivenza, pur segnato da crisi economica, instabilità politica e dagli attacchi israeliani. Come san Giovanni Paolo II nel 1980 mette in guardia dai rischi di una sua scomparsa. Ma per alcuni osservatori su quanti minano il Paese coi loro comportamenti è stato anche fin troppo mite.
Leone XIV è arrivato a Beirut dove davanti alle autorità ha rivolto un primo discorso sulla tenacia del Paese dei cedri ma anche sulla sfida di una riconciliazione che vada oltre l’equilibrio tra gli interessi. "La cultura della riconciliazione non può nascere solo dal basso". “Domandatevi: che cosa fare perché i giovani non siano costretti a emigrare?". L'elogio delle donne operatrici di pace perché custodiscono la vita e le relazioni.
Un raid aereo dei caccia israeliani ha colpito un appartamento della periferia sud di Beirut. Nel mirino Haytham Ali Tabataba’i, capo di stato maggiore del partito filo-iraniano. Washington e Tel Aviv contro i vertici libanesi che non sono ancora riusciti a disarmare Hezbollah. L’imminente visita del pontefice esclude l’escalation nell’immediato, ma restano i timori per il futuro.
Momento di gioia e condivisione tra generazioni, la coltivazione è regredita per la guerra fra Hezbollah e Israele. L’esercito israeliano, che ieri ha sferrato nuovi attacchi nell’area, soffoca ogni tentativo di ripresa e vieta la ricostruzione dei villaggi di confine e la rinascita delle terre. A dispetto delle difficoltà, per i coltivatori è un modo per affermare “che esistiamo ancora”.