Il capo dello Stato accusa Hezbollah di voler provocare “il crollo del Libano per conto dell'Iran”. Rinvio delle elezioni politiche di maggio e proroga del mandato della Camera per cause di “forza maggiore”. La Siria sostiene gli sforzi del Libano per disarmare Hezbollah e rafforza la sua presenza al confine. Il rischio di annessione e scomparsa degli storici villaggi cristiani.
Il governo libanese opera sul piano politico e diplomatico per raggiungere un cessate il fuoco. Sul terreno il Partito di Dio prosegue lo scontro (impari) con l’esercito dello Stato ebraico. Anche la popolazione cristiana si oppone agli ordini di evacuazione. Rinviate le elezioni parlamentari previste in origine per il prossimo maggio.
Beirut ha adottato una risoluzione che mette “fuorilegge” le attività armate del partito filo-iraniano. Rottura fra il Partito di Dio e il movimento sciita Amal che approva la risoluzione del governo. Lo Stato ebraico è tornato a colpire duramente il territorio libanese e ora preme anche via terra sulla "zona cuscinetto". La mediazione Usa ha “salvato” l’aeroporto rimasto aperto. Centinaia di migliaia in fuga sulle strade.
Fra le molte comunità di espatriati si contano già diverse vittime. Il primo decesso nello Stato ebraico per un missile iraniano è stato quello di una badante filippina. Il conflitto investe anche i mari, con un marittimo morto su una petroliera al largo della costa dell’Oman. Un pakistano, un nepalese e un cittadino del Bangladesh le tre persone uccise negli Emirati Arabi Uniti.
Nel Paese dei cedri si guarda con attenzione, e preoccupazione, alle tensioni regionali. La partita diplomatica fra Washington e Teheran, mentre si rafforzano le voci di un conflitto. Fonti libanesi: “Stanno giocando con il fuoco”. Per la Repubblica islamica ne va della “sopravvivenza” stessa del regime. Il rischio di un coinvolgimento di Hezbollah.
Ira e malcontento diffusi contro la decisione presa nei giorni scorsi in Consiglio dei ministri. Accuse di misure populiste al premier e al ministro delle Finanze. L’Iva passa al 13%, il prezzo del carburante di 3,5 dollari circa per 20 litri. Per l’esecutivo sono misure “indispensabili”, mentre i sindacati annunciano battaglia.