Il leader del Consiglio presidenziale (sostenuto dai sauditi) dichiara lo stato di emergenza e annulla il patto di difesa con gli Emirati. Caccia colpiscono carico di armi per i separatisti. Nella nazione teatro di un conflitto contro i ribelli filo-iraniani il rischio di ulteriore deriva violenta e caos. Sullo sfondo la decisione di Israele di riconoscere Somaliland nella guerra contro Houthi (e Teheran).
Nonostante il cessate il fuoco tra Hezbollah e Israele, il conflitto continua al confine meridionale. Nella regione l’interdipendenza economica e umana è tale che quando soffre un villaggio, soffrono tutti. Ghirlande e presepi decorano timidamente i vicoli deserti. Il mercatino natalizio alla Scuola dei Sacri Cuori. "Per noi significa dire al mondo che siamo qui per la vita".
È quanto scrivono nel messaggio per la festa i membri del Jerusalem Voice for Justice (Jvj) tra i quali il patriarca emerito Michel Sabbah, l'arcivescovo greco-ortodosso Atallah Hanna, il vescovo luterano Mounib Younan e il gesuita p. David Neuhaus. La distruzione e l’oppressione non possono spegnere il desiderio di vivere le celebrazioni. “Gioiamo e festeggiamo, ma con consapevolezza e cautela”, perché ogni giorno siamo esposti “al pericolo della guerra”.
Il porporato in visita alla comunità della Striscia martoriata da oltre due anni di conflitto. Domani la tradizionale messa solenne con un pensiero rivolto alla “ricostruzione” e a “curare i cuori”. Appello dei patriarchi e capi cristiani di Gerusalemme per i bambini malati di Gaza, perché siano accolti e curati nell’Augusta Victoria Hospital.
Il parroco della Sacra Famiglia condivide con AsiaNews una video-testimonianza di questi giorni di Avvento. Una vita “leggermente migliorata” dopo il cessate il fuoco, ma la guerra “sta continuando”. L’emergenza umanitaria resta attuale in un clima “di grande depressione perché non si vede la fine”. Una comunità martoriata che trova forza nella fede e nella preghiera.
Un sondaggio d'opinione tra gli immigrati dall'ex Unione sovietica ha indicato l'Azerbaigian come lo Stato più vicino a Israele e Aliev al secondo posto dietro Trump tra i leader mondiali più amici. Un legame cementato da tanti fattori tra cui ragioni storiche ma anche intese commerciali di oggi sull'energia e la collaborazione militare.