Fra le molte comunità di espatriati si contano già diverse vittime. Il primo decesso nello Stato ebraico per un missile iraniano è stato quello di una badante filippina. Il conflitto investe anche i mari, con un marittimo morto su una petroliera al largo della costa dell’Oman. Un pakistano, un nepalese e un cittadino del Bangladesh le tre persone uccise negli Emirati Arabi Uniti.
Nonostante l'ostilità reciproca e le sanzioni che hanno portato alla guerra devastante di oggi c'è un ponte che gli israeliani di origine persiana non hanno mai voluto far crollare con l'Iran di oggi: quello degli ingredienti più caratteristici della loro cucina. Che sono sempre continuati ad arrivare attraverso le triangolazioni più "fantasione" al Mercato Levinsky di Tel Aviv.
Negli attacchi lanciati da Israele e Stati Uniti alla vigilia del Purim e nelle rappresaglie dell'Iran contro le basi americane nella regione si conta già un immigrato asiatico morto, un cittadino pachistano che lavorava ad Abu Dhabi. L'opposizione indiana critica Modi appena rientrato da Israele. L'indonesiano Prabowo (che ha promesso soldati per Gaza) si offre come mediatore. Le ripercussioni per la Cina.
Due giorni in Israele per rafforzare cooperazione tra New Delhi e Tel Aviv. Incontri con migranti e attività indiane, commercio e intese strategiche consolidano un’alleanza sempre più stretta tra i due Paesi, mantenendo volontariamente in secondo piano la questione palestinese. Affinità anche ideologiche tra il Bjp e la destra israeliana. Secondo i dati del Sipri l'India già oggi pesa per il 34% nell'export di armi israeliane.
Religioso riformato e attivista per i diritti umani Jeremy Milgrom parte dalla lettura quotidiana dei nomi delle vittime palestinesi per denunciare la deriva morale, politica e religiosa di Israele: una società frammentata, segnata dall’estremismo, dall’uso distorto dei testi biblici e dalla paura. I rapporti di forza che nella società israeliana stanno cambiando e l'invito a recuperare la tradizione della misericordia per ascoltare “il grido degli oppressi”. Prima che sia troppo tardi.
Nel Paese dei cedri si guarda con attenzione, e preoccupazione, alle tensioni regionali. La partita diplomatica fra Washington e Teheran, mentre si rafforzano le voci di un conflitto. Fonti libanesi: “Stanno giocando con il fuoco”. Per la Repubblica islamica ne va della “sopravvivenza” stessa del regime. Il rischio di un coinvolgimento di Hezbollah.