Nelle ultime ore si registra un timido movimento di ritorno degli sfollati, ma nel sud restano i fattori di criticità. Lo Stato ebraico non intende lasciare le porzioni di territorio occupate. Inoltre il piano lascia aperto e irrisolto il problema del disarmo di Hezbollah. Incertezza e questioni irrisolte nel futuro dei colloqui diretti fra Israele e Libano.
Tre morti in un attacco Usa a una nave carica di petrolio iraniano. A fronte dello sdegno dell’opinione pubblica, il governo di Delhi mantiene un basso profilo per non indispettire Washington. Sullo sfondo il possibile incontro fra Trump e Modi a margine del G7. La Casa Bianca annuncia l’accordo con Teheran che potrebbe essere siglato domenica a Ginevra. Riyadh riapre al commercio con Beirut.
Dal premio “Fifa per la pace” a Trump ai visti a tempo per la compagine iraniana, l’edizione 2026 si prospetta come la più partecipata (48 squadre, 104 partite) e controversa. Nove le asiatiche, con la prima assoluta di Giordania e Uzbekistan. Le speranze del continente riposte in Corea del Sud e Giappone. La Cina tra le grandi escluse nonostante i miliardi investiti nel calcio.
Ad AsiaNews il vicario d’arabia parla di “incertezza e fragilità” causate dal conflitto fra Israele (e Stati Uniti) e l’Iran. La comunità migrante guarda sempre più ai Paesi dove vivono come a un “passaggio”. La difficoltà nel mettere radici e costruire una presenza stabile. La tregua aveva illuso su un possibile ritorno alla “normalità”, ma Bahrein e Kuwait colpiti ancora nei giorni scorsi da nuovi attacchi.
Monito del presidente Usa alle parti perché rispettino il cessate il fuoco. Netanyahu soffia sul conflitto e continua a colpire il territorio libanese. Aoun cerca di sottrarre il Paese alla “insostenibile influenza” di Teheran. E rivolgendosi agli israeliani chiede: “Non ne avete abbastanza di una guerra che dura dal 1948?”.
Da diverse aree del Paese emergono racconti anonimi di bambini usati nei posti di blocco o in attività di polizia. Il regime alimenta la propaganda bellica mostrando armi ed equipaggiamenti nelle scuole. Per qualcuno è il segnale “del collasso economico” della Repubblica islamica, altri parlano di “sforzi” degli ayatollah di coltivare ideologia e propaganda nelle future generazioni.