Il direttore generale dell'Aiea, Rafael Grossi, ha parlato del Kazakistan come possibile custode terzo dell'uranio arricchito da Teheran. Astana possiede una significativa competenza nucleare e dal 2019 ospita l'unica banca di uranio a basso arricchimento. L'ostacolo principale non è la logistica, ma la fiducia: solo Russia e Cina potrebbero garantire all'Iran la restituzione in caso di fallimento dell'accordo.
Yonatan Zeigen, il figlio della pacifista Vivian Silver uccisa nei raid di Hamas il 7 ottobre, racconta la scelta di candidarsi alla Knesset con il movimento Makom Lekulanu, che concorrerà al voto di autunno in Israele. Nato dall’esperienza di “Standing Together” intende combattere guerra e paura con una proposta ispirata alla speranza. Una “casa politica” per costruire una “nuova leadership”.
Il 29enne attaccante della nazionale tedesca è figlio di migranti originari del distretto di Viranşehir. Primo curdo a segnare ad un Campionato del mondo, celebrando la rete con una danza tradizionale. È stato anche oggetto di una campagna condita da insulti a sfondo razziale durante un match di Europa League a Istanbul. Nove i calciatori della minoranza etnico-religiosa alla rassegna.
Lungo la frontiera meridionale seconda notte di relativa tregua dall’inizio del conflitto il 2 marzo scorso. L’ecatombe di civili del 14 giugno rallenta il ritorno della popolazione. Ad AsiaNews alcuni abitanti confidano la speranza di un ritorno alla “vita normale”, fra incertezza e timori sul futuro. In programma domani a Washington il nuovo round di colloqui fra Beirut e Israele.
Ad AsiaNews Attieh Fard, politica e avvocatessa da anni nel Regno Unito, commenta la firma di un accordo che lascia irrisolte tensioni internazionali e criticità nel Paese. L’ala radicale potrebbe cercare di ostacolare la firma, mentre il regime può sfruttare il momento per rafforzare la stabilità e la presa di potere. L’appello per un Iran “libero” e la prospettiva di nuove proteste di piazza.
Nelle ultime ore si registra un timido movimento di ritorno degli sfollati, ma nel sud restano i fattori di criticità. Lo Stato ebraico non intende lasciare le porzioni di territorio occupate. Inoltre il piano lascia aperto e irrisolto il problema del disarmo di Hezbollah. Incertezza e questioni irrisolte nel futuro dei colloqui diretti fra Israele e Libano.