Monito del presidente Usa alle parti perché rispettino il cessate il fuoco. Netanyahu soffia sul conflitto e continua a colpire il territorio libanese. Aoun cerca di sottrarre il Paese alla “insostenibile influenza” di Teheran. E rivolgendosi agli israeliani chiede: “Non ne avete abbastanza di una guerra che dura dal 1948?”.
Da diverse aree del Paese emergono racconti anonimi di bambini usati nei posti di blocco o in attività di polizia. Il regime alimenta la propaganda bellica mostrando armi ed equipaggiamenti nelle scuole. Per qualcuno è il segnale “del collasso economico” della Repubblica islamica, altri parlano di “sforzi” degli ayatollah di coltivare ideologia e propaganda nelle future generazioni.
La diplomazia al lavoro per il cessate il fuoco, ma il partito filo-iraniano resta contrario a “trattative dirette” con lo Stato ebraico. La capitale vive ore di relativa calma, ma al sud resta la tensione. La Casa Drusa ospita un vertice di leader religiosi. Fra la popolazione cresce il fronte di quanti auspicano la pace con gli israeliani e la normalizzazione dei rapporti.
All’asse fra Israele (e Usa), Emirati e India si contrappone un blocco che lega Ankara, Riyadh e Islamabad. La Turchia rilancia l’idea di una alleanza di nazioni musulmane per ridurre “al minimo” la “dipendenza dall’esterno della regione”. Sul fronte interno lo scontro sulla leadership del partito di opposizioni riapre ferite mai sanate.
Fra i capi di imputazione contro Bahar Saharaian vi sarebbero anche “attività di propaganda” contro la Repubblica islamica e “diffusione di notizie false”. Nel 2022 era già stata in carcere perché aveva aderito alla protesta dei colleghi per la repressione delle proteste seguite alla morte di Mahsa Amini. Hotel chiuso per mancato rispetto delle norme sull’hijab e record di esecuzioni nel 2025.
Gli effetti del conflitto con l'Iran hanno innescato a Riyadh un cambio di prospettiva che non è solo geografico. Neom, Yanbu e Jeddah non sono più solo “elementi scenografici” della Vision 2030, ma infrastrutture strategiche per la sopravvivenza. Di qui il tentativo di Mohammed bin Salman di evitare la guerra totale con l'Iran (che meterebbe a rischio anche quello sbocco), in un contesto in cui Washington non è più garante di stabilità.