Dopo decenni di rivalità tra le leadership politiche delle città di Leh e Kargil, la revoca dell’autonomia del Jammu e Kashmir nel 2019 aveva favorito una storica unione per chiedere maggiori tutele costituzionali e la difesa delle terre tribali. Ora l'istituzione di nuove unità amministrative nella regione himalayana ha riacceso le accuse contro il governo del premier Narendra Modi di voler dividere la popolazione lungo linee etniche e religiose e favorire il controllo diretto di Delhi.
Il 24 maggio movimenti affiliati a RSS hanno promosso una dimostrazione a New Delhi per chiedere il “delisting” che punta a emendare l’articolo 342 della Costituzione. L’obiettivo è approvare una norma esenterebbe comunque i convertiti all’induismo. La protesta dei cristiani e movimenti pro-diritti.
Presentato il primo convoglio a semi-alta velocità interamente progettato localmene, simbolo della strategia “Make in India” del governo Modi. Ma lungo il corridoio ferroviario tra Gujarat e Maharashtra continuano le contestazioni di contadini e comunità tribali, che denunciano espropri forzati e compensazioni insufficienti.
Una recente sparatoria in un casinò ha acceso i riflettori sulle denunce su atteggiamenti irrispettosi, saccheggi o scontri con persone locali con futili motivi. Il problema è legato al turismo transfrontaliero nelle cità di confine con l'India dove migliaia di persone arrivano per visitare case da gioco, hotel e rivendite di alcolici spesso rientrando in patria prima di poter essere perseguiti.
Dal Pakistan all’India, fino allo Sri Lanka comprende anche membri asiatici la spedizione umanitaria globale. Fra i fermati il figlio di Faisal Edhi, figura di primo piano dell’attivismo e del settore umanitario in Pakistan. Al momento resta ignota la sorte, mentre il padre si appella a Islamabad per la liberazione. Per gli attivisti del continente non è solo una partecipazione “simbolica”.
L'appello ai funerali dei tre leader battisti uccisi nei giorni scorsi nei nuovi scontri tra i gruppi tribali dei Kuki-Zo e Naga: “Perdono quanti hanno ucciso mio padre nel nome del Signore e nella prospettiva del più ampio interesse della pace”. Il religioso ucciso si era speso per la riconciliazione tra i due gruppi. Preoccupazione per 6 persone ancora in ostaggio.