Il Golem impantanato nel fango paludoso del “servire, pregare e partorire”. Impossibile credere a indagini sociologiche con dati statistici sempre meno accessibili. La frattura fra maggioranza ottimista e una significativa minoranza pessimista, ma prevale la visione per cui “tutto rimarrà come oggi”. La prospettiva apocalittica di Kirill e la lotta al ‘demone’ Bartolomeo.
Presentata l’ultima opera di Viktor Erofeev, voce critica della guerra fin dalla Crimea. Reprimere il senso di colpa è diventato un fenomeno automatico. Il crollo dell’Unione Sovietica e la Chiesa ortodossa che non si è mai scusata per la collaborazione col regime ateista. Le profezie di Khruščev sulle guerre russe in Georgia e in Ucraina e il fallimento delle opposizioni all’estero.
Il governo mongolo - da sempre in equilibrio tra Cina e Russia, i due grandi vicini - negli ultimi mesi ha stipulato intese di "partenariato strategico" con ciascuna delle grandi economie dell'Occidente. Le relazioni internazionali sono la via che, sotto la presidenza di Khurelsukh Ukhnaa, la Mongolia vuole trovare per uscire da una stagnazione economica e sociale.
Il presidente della Mongolia ricevuto in udienza da Leone XIV. Accordo tra la Santa Sede e il Museo Nazionale Chinggis Khan di Ulan Bator: maggiore cooperazione, con accessi agli archivi, studi e conferenze congiunti. Risultato di crescenti relazioni diplomatiche rafforzate dal viaggio di Bergoglio nel 2023.
Il 2025 non segna la fine delle guerre, ma la divisione tra le dittature d’Oriente e Occidente. Il nuovo Dizionario della lingua russo rilancia visioni di democrazia e autocrazia dell’ideologia ufficiale. La specialità di Witkoff e Dmitriev, artefici del “progetto” di tregua, è contare i soldi dividendosi la posta. Lo scontro sulla lingua e il tema della convivenza fra Chiese ortodosse.
Circa un milione di persone si sono trasferite dopo l’annessione del 2014 dalle regioni del nord, oltre che Mosca e San Pietroburgo. Nel tempo sono emerse difficoltà di adattamento, molti hanno deciso di rientrare. Pesa il costo degli immobili e la carenza di infrastrutture, unite alla “mentalità crimeana”. Su 10 russi arrivati negli ultimi anni se ne fermano in media soltanto due.