Dopo l'accordo con Baku sul Nagorno Karabakh, lo scontro politico-religioso in Armenia si gioca anche negli Stati Uniti. L'ambasciata armena ha reso noto un incontro con Matthew Potter, co-fondatore della piattaforma Pray.com. Nuovo tentativo di Pašinyan di ridimensionare l'autorità storica della Chiesa apostolica armena.
L'opposizione del katholikos Karekin II alla politica del premier Pašinyan sugli accordi con l'Azerbaigian è solo l'ultimo capitolo di una "concorrenza" che affonda le sue radici nelle origini stesse di quello che fu il primo Stato cristiano al mondo. E il Karabakh, che la Chiesa non vuole cedere definitivamente, negli anni della dominazione sovietica fu un simbolo della difesa della propria identità.
L’incontro di Washington ha sancito il ruolo di mediatore degli Usa al posto della Russia. Restano ancora molti i punti da definire, fra cui le cause internazionali reciproche fra Erevan e Baku, frontiere e prigionieri. Ma il nodo centrale è l’apertura del cosiddetto “Corridoio di Zangezur”, ribattezzato “Corridoio di Trump” e sotto il controllo americano. La sfida della Chiesa armena.
Nella recente visita a Istanbul il premier armeno Pašinyan avrebbe di fatto concesso il via libera alla "via turanica" che era uno dei principali obiettivi dell'Azerbaigian nella guerra. Un incontro diretto con Aliev per finalizzare l'accordo di pace tra Erevan e Baku dovrebbe tenersi a Baku a metà luglio. Una svolta che vedrebbe Erdogan come il vero vincitore nella regione, a fronte dell'indebolimento di Mosca e Teheran nei conflitti globali.
Dopo la vicenda dell'aereo con 67 persone a bordo precipitato in dicembre per "interferenze" con la guerra in Ucraina, Azerbaigian e Russia sono di nuovo in piena crisi diplomatica per un raid della polizia. Sullo sfondo la crisi dell'influenza russa nel Caucaso, sempre più messa in ombra dall'attivismo turco nella regione.
In carcere due arcivesacovi (tra cui Galstanyan) dopo un'irruzione della polizia nel patriarcato di Ečmjadzin. Pašinyan accusa direttamente il katholicos Karekin II chiedendone la rimozione, il clero armeno risponde invocando la scomunica del premier. Secondo il governo dietro le "manovre" della Chiesa ci sarebbe Mosca, ma altre voci denunciano l'uso di marchiare ogni opposizione con "il timbro delle spie del Cremlino". Sullo sfondo gli equilibri geopolitici e i negoziati con l'Azerbaigian.