02/04/2025, 13.29
MYANMAR
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Terremoto, la preghiera dell'arcivescovo di Mandalay: 'Dio, abbi pietà di noi'

Mons. Marco Tin Win ha diffuso un messagio in cui afferma che la casa diocesana di Mandalay è andata distrutta nel terremoto e i sacerdoti dormono all'aperto insieme alle popolazione. Nonostante gli appelli alla cessazione delle ostilità, la giunta golpista continua a colpire le milizie della resistenza, ma ha ammesso di aver colpito anche una squadra di soccorritori cinesi.

Yangon (AsiaNews) - “Dio, abbi pietà di noi”, è l’invocazione dell'arcivescovo di Mandalay, mons. Marco Tin Win, lanciata in un video messaggio pubblicato sui canali di Radio Veritas Asia dopo il terremoto di magnitudo 7.7 del 28 marzo che ha devastato le aree centrali del Myanmar, un Paese già piegato da altre catastrofi naturali e da una guerra civile che dura da oltre quattro anni. “La casa per il clero della diocesi è andata distrutta e i sacerdoti stanno dormendo per terra all’aperto con le persone”, dice il prelato. “La terra sta ancora tremando e i bambini sono sotto shock. Molte persone stanno disperatamente cercando i familiari scomparsi”. Mons. Tin Win spiega poi che alle operazioni di soccorso stanno partecipando persone di tutte le fedi religiose del Myanmar.

Le varie congregazioni religiose si sono mobilitate per portare aiuti alla popolazione sfollata: alcuni volontari dei salesiani di Don Bosco sono riusciti a raggiungere la città di Sagaing - secondo i residenti distrutta per l’80-90% - dove sono stati confermati oltre 100 morti. Qui sono ora presenti diversi operatori umanitari (Unicef ha detto di averci messo 13 ore a raggiungere la città da Yangon) tra cui anche una squadra di soccorso specializzata dalla Malaysia. Anche i frati minori della zona di Pyin Oo Lwin hanno riferito che nella seconda città più grande del Myanmar continuano a esserci “migliaia di persone che cercano riparo nei campi da calcio, nelle chiese e lungo i bordi delle strade a causa delle continue scosse di assestamento”. Le temperature, inoltre, continuano a essere elevate in Myanmar in questi giorni, intorno ai 37-40 gradi.

Nel frattempo la giunta militare ha rifiutato le proposte di cessate il fuoco avanzate dai gruppi ribelli che compongono la resistenza anti-golpe. Anche il cardinale Charles Bo e la Conferenza episcopale cattolica del Myanmar il 29 marzo avevano chiesto un’urgente cessazione delle ostilità per permettere il libero passaggio di aiuti umanitari alla popolazione. “Sollecitiamo con forza una fine immediata e completa dei combattimenti tra tutte le parti in modo che gli aiuti umanitari essenziali possano essere consegnati in modo sicuro e senza problemi dai sostenitori di tutto il mondo”, si legge nel documento firmato dai vescovi. 

I generali birmani oggi hanno confermato di aver aperto il fuoco contro un convoglio della Croce rossa cinese che si stava spostando nello Stato Shan, in una regione in cui alcuni villaggi sono controllati dell'Esercito di liberazione nazionale Ta’ang (TNLA), una della milizie etniche che opera nelle regioni settentrionali del Myanmar e si contende con i soldati dell’esercito alcuni villaggi della regione del Sagaing. Il portavoce della giunta ha affermato che i nove veicoli non avevano ricevuto l’approvazione per il viaggio dalle autorità militari. In seguito all’episodio, in cui nessun operatore è rimasto ferito, in base alle affermazioni del ministro degli Esteri cinese, Pechino ha rilasciato una breve dichiarazione in cui esorta “fermamente tutte le parti in Myanmar a garantire la sicurezza degli operatori umanitari impegnati nei soccorsi per il terremoto”. La Cina è il principale finanziatore della giunta golpista birmana e ora sta cercando di occupare il vuoto lasciato dai tagli dell’USAid da parte dell’amministrazione statunitense guidata dal Donald Trump. Pechino ha infatti inviato in Myanmar 30 squadre di soccorso per un totale di oltre 500 persone. 

L’esercito birmano sta continuando a concentrarsi sulla repressione dei gruppi ribelli, anziché sui salvataggi, denunciano i media pro-resistenza (che operano con difficoltà proprio a causa dei tagli imposti da Washington su cui facevano affidamento). Due giorni fa, almeno 30 giovani arrivati ​​nella cittadina di Mohnyin, nello Stato Kachin, per partecipare a un addestramento militare con i combattenti dell’Esercito per l'indipendenza Kachin (KIA), sono stati uccisi in un attacco aereo della giunta golpista. Una fonte vicina al KIA ha detto a The Irrawaddy: “La maggior parte dei deceduti erano giovani uomini, con alcune giovani donne tra loro. La maggior parte erano giovani di età compresa tra 20 e 27 anni che avevano deciso di imbracciare le armi dopo essere fuggiti dalla coscrizione forzata nell’esercito della giunta militare”.

Anche altre fonti di AsiaNews che hanno chiesto l’anonimato confermano che le organizzazioni internazionali già presenti in Myanmar prima del terremoto “stanno cercando di fornire aiuti, ma incontrano difficoltà a causa della guerra civile in corso e dell'isolamento internazionale del Paese”.

 

Per rispondere all’emergenza umanitaria, la Fondazione Pime ha deciso di lanciare una raccolta fondi per il Myanmar. Gli aiuti servono a portare aiuti a quanti sono colpiti dal terremoto attraverso l'ong New Humanit International, da anni attiva nel Paese che attraverso la sua rete locale si è mobilitata in queste ore per le operazioni di soccorso.

Si può donare con causale “S001 Emergenze - Terremoto in Myanmar e Thailandia”:

  • on line direttamente a questo link

  • tramite bonifico bancario intestato a Fondazione Pime Onlus
    IBAN IT89M0623001633000015111283
    (si raccomanda di inviare copia dell’avvenuto bonifico via email a uam@pimemilano.com indicando nome, cognome e indirizzo, luogo e data di nascita, codice fiscale)

  • sul conto corrente postale n. 39208202 intestato a Fondazione Pime Onlus via Monte Rosa, 81 – 20149 Milano

  • in contanti o con assegno presso il Centro Pime di Milano in via Monte Rosa 81 dal lunedì al venerdì (9.00-12.30 e 13.30-17.30)

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