Seoul, migliaia di adozioni all’estero illegali: violazioni dei diritti umani
Il recente di una commissione indipendente ha denunciato decenni di abusi nei processi di adozione internazionale, con minori sottratti alle famiglie e affidati all’estero da agenzie private (che hanno ottenuto grossi guadagni) senza controlli adeguati. Solo di recente il governo coreano ha varato normative per la tutela dei bambini dati in adozione e avviato una cooperazione con la Norvegia dove, dal 1969 allo scorso anno, sono stati inviati oltre 6.500 bambini.
Seoul (AsiaNews) – Il governo sudcoreano ha permesso gravi violazioni dei diritti umani nell’ambito delle adozioni internazionali, favorendo, nel corso di decenni, l’invio massiccio di bambini all’estero tramite agenzie private. È quanto emerge da un’inchiesta della Commissione indipendente per la verità e la riconciliazione, che ha accertato frodi, falsificazioni, pressioni e negligenze nelle procedure che hanno portato all’adozione all’estero di almeno 170mila minori a partire dagli anni ‘50.
Il rapporto, pubblicato ieri, è frutto di un’indagine avviata nel 2022. Finora sono state analizzate circa 100 petizioni tra le 367 presentate da persone adottate tra il 1964 e il 1999. Anche se in almeno 56 casi sono già state riconosciute violazioni dei diritti umani, le indagini si concluderanno a maggio.
A causa di procedure sbrigative e poco trasparenti, la salute psicologica dei bambini dati in adozione non è stata tutelata. “Questa è una parte vergognosa della nostra storia”, ha dichiarato Park Sun-young, presidente della commissione. “Mentre molti adottati hanno avuto la fortuna di crescere in famiglie amorevoli, altri hanno sofferto grandi traumi a causa di processi di adozione fallaci. Ancora oggi, molti continuano ad affrontare sfide”.
Dopo la fine della guerra di Corea, quando il Paese era poverissimo e devastato dal conflitto, il neonato governo sudcoreano affidò le adozioni transnazionali a enti privati, esercitando “un controllo procedurale minimo” sulle richieste provenienti dall’estero, ha sottolineato la Commissione. In mancanza di una regolamentazione governativa, le agenzie sudcoreane hanno sempre chiesto tariffe molto elevate, creando così un vero e proprio business.
In molti casi i bambini sono stati prelevati senza il consenso della madre biologica, oppure sono state create storie false di abbandono per far credere che i bambini avessero perso i genitori durante la guerra. Ad alcuni sono state assegnate anche nuove identità. “Le adozioni si sono così trasformate un’industria orientata al profitto”, si legge nel rapporto.
Molti adottati sudcoreani, oggi adulti, in mancanza di un’adeguata protezione legale, a causa dei nuovi nomi e della mancanza di documenti originali, non sono mai riusciti a rintracciare le loro famiglie d’origine.
Solo negli ultimi anni la Corea del Sud si è mossa per rendere più severe le procedure di adozione: nel 2023 ha approvato una legge che garantisce che tutte le adozioni all'estero siano gestite da un ministero governativo invece che da agenzie private, un provvedimento che dovrebbe entrare in vigore entro luglio di quest’anno.
Tra il 2004 e il 2021 sono stati adottati oltre 16mila bambini sudcoreani, che hanno fruttato cifre altissime alle quattro agenzie presenti in Corea che si occupano di affidi all’estero. Solo tra il 2018 e il 2022 hanno guadagnato, tramite commissioni ai genitori adottanti, 22,1 miliardi di won per oltre 1.180 minori, una media di 18,7 milioni di won (14mila dollari) a bambino. A cui si aggiungono i fondi stanziati dal governo.
“Si sono presi più cura del cane che di me”, ha raccontato alla BBC Inger-Tone Ueland Shin, oggi 60enne, parlando dei genitori adottivi in Norvegia. Prelevata all’età di 13 anni direttamente da un orfanotrofio in Corea (la Norvegia aveva deciso che la coppia, a 50 anni, fosse troppo vecchia per richiedere un’adozione) Inger-Tone Ueland Shin ha a lungo denunciato gli abusi sessuali da parte del padre adottivo. Ma ha anche detto di essere stata ignorata dalle istituzioni. La Norvegia ha riconosciuto l’affido molti anni dopo, quando le autorità hanno ritenuto che la ragazza non avesse più legami con la Corea.
“Non sono mai stati in prigione per quello che mi hanno fatto. Hanno prelevato in modo criminale una bambina portandola fuori dal Paese. Nessuno si è assunto la responsabilità di ciò che mi hanno fatto”. Dopo aver fatto causa nel 2022, ha ottenuto un risarcimento e il riconoscimento della responsabilità del governo sudcoreano. “Ho vissuto nel Paese sbagliato e ho avuto una vita dolorosa e miserabile”, ha aggiunto. “Non lo auguro a nessuno e spero sinceramente che non adottino più bambini dalla Corea”.
Nel frattempo, la Corea del Sud e la Norvegia hanno annunciato una collaborazione nelle indagini sulle adozioni, finora portate avanti nei due Paesi in maniera indipendente. Ieri Park Sun-young ha incontrato a Seoul Camilla Bernt, presidente del Comitato d’inchiesta norvegese sulle adozioni internazionali.
“La Corea è il Paese da cui è partito il maggior numero di adozioni verso la Norvegia, per un totale di oltre 6.500 bambini” tra il 1969 e il 2024, pari al 32% di tutte le adozioni dall’estero delle nazione scandinava. “Il rapporto sarà una fonte importante per la nostra indagine e valutazione”, ha dichiarato Bernt.
La Norvegia ha avviato la sua inchiesta nel dicembre 2023, concentrandosi su eventuali negligenze da parte delle autorità nazionali. A gennaio ha pubblicato un primo rapporto su Ecuador e Colombia e ora sta preparando quello sulla Corea.
Durante la visita, la delegazione norvegese ha incontrato autorità, agenzie per le adozioni come Holt, genitori biologici, ricercatori e associazioni. “Per noi è utile, durante la nostra visita qui in Corea del Sud, incontrare le autorità coreane per comprendere meglio le normative e le pratiche coreane in materia di adozioni, sia passate che presenti”, ha affermato Bernt.
(in foto: l'incontro tra Park Sun-young, presidente della Commissione per la verità e la riconciliazione della Corea del Sud, e Camilla Bernt, a capo del Comitato investigativo norvegese sulle adozioni internazionali)