26/12/2009, 00.00
ASIA
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I Paesi asiatici ricordano i morti dello tsunami di 5 anni fa

di Mathias Hariyadi
Cerimonie musulmane a Aceh; preghiere buddiste in Thailandia; due minuti di silenzio in Sri Lanka per ricordare uno dei più grandi cataclismi. La corruzione blocca ancora molti aspetti della ricostruzione.
Jakarta (AsiaNews) – In diverse nazioni che si affacciano all’Oceano Indiano, si sono tenute oggi cerimonie per ricordare i defunti dello tsunami, l’onda anomala che ha ucciso oltre 220 mila persone e ha colpito la vita di altri milioni, le cui case, campi, barche sono state spazzate via in pochi minuti.
 
In molte zone della provincia di Aceh - la più colpita dallo tsunami, con oltre 160 mila vittime - si sono tenute preghiere comunitarie solenni, ma anche con un’aura di festa. A Ulee Lheue, nel distretto di Meuraxa, a Banda Aceh, il raduno è stato presenziato dal vicepresidente Boediono e da alcuni ministri. Vi hanno partecipato almeno 5 mila persone.
 
Nella grande moschea di Kami Lhoong, nel distretto di Besar, centinaia di musulmani si sono radunati fin da ieri sera per una veglia notturna. Una cerimonia di preghiera si è tenuta anche a Bandung (West Java).
 
Centinaia di sopravvissuti hanno preso parte ai raduni, piangendo per la scomparsa dei loro cari e per la terribile trasformazione subita dalla loro vita e provincia.
 
Sulla costa occidentale della Thailandia migliaia di monaci buddisti si sono radunati in diverse località sulla costa occidentale della Thailandia per rendere tributo ai morti. Vi sono stati quasi 5 mila vittime, fra cui più di 2 mila stranieri di 37 diverse nazionalità. In serata sulle rive delle spiagge saranno deposte lanterne votive.
 
In Sri Lanka, dove vi sono state almeno 30 mila vittime, sono stati osservati due minuti di silenzio.
Dopo lo tsunami del 26 dicembre 2004, le diverse nazioni dell’Asia che si affacciano sul mare hanno messo in atto un sistema di allarme comune per evitare nuove sciagure di tale entità. Il sistema sembra funzionare , anche se vi sono ancora alcune difficoltà.
 
La difficoltà più grande è la ricostruzione: la comunità internazionale ha risposto ovunque con grande generosità, ma sono emersi ovunque problemi di corruzione, specie in Sri Lanka, Indonesia e India.
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