06/08/2004, 00.00
INDIA
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Almeno 29 morti alla diga di Tehri

di Nirmala Carvalho

Una frana blocca 80 operai in un  tunnel. Il vescovo di Bijnor difende i diritti dei lavoratori.

Mumbai (AsiaNews) – Le continue piogge della scorsa settimana sono la causa di una tragedia che ha sconvolto Tehri, città dello stato di Uttaranchal (nord dell'India), dove sta sorgendo una grande diga idroelettrica. Una frana causata dallo straripamento del fiume Bhagirati, ha ostruito l'ingresso di un tunnel lungo un centinaio di metri, seppellendo almeno 80 operai che lavoravano al suo interno. Le stime ufficiali della tragedia non sono ancora definitive. Finora sono stati estratti 29 corpi, ma altre decine sono intrappolati sotto il fango. Le operazioni di soccorso sono ostacolate dalla pioggia incessante che continua nella regione e che impedisce alle gru di aprirsi un varco nel tunnel.

Mons. Gratian Mundadan, cmi, vescovo di Bijnor, che comprende la zona della diga, ha detto ad AsiaNews che i lavoratori della costruzione si sono sempre trovati in condizioni precarie.

In un'intervista rilasciata al nostro corrispondente, egli afferma che il progetto di Tehri Hydel è molto dibattuto: "Con i suoi 260 metri di altezza, quella di Tehri è la diga più imponente di tutta l'Asia ed è stata oggetto di controversie sin dal principio": il sito su cui sorgerà la diga si trova all'interno della catena Himalayana ed è soggetto a calamità naturali. Tragedie come quella avvenuta questa settimana erano prevedibili. I funzionari controbattono che la costruzione della diga avrà sviluppi positivi per la regione e potrà soddisfare le richieste di energia e di acqua dell'intero stato.

"Un altro fatto grave – precisa mons. Mundadan - è che la costruzione della diga comporta lo sfratto di 30mila famiglie dai loro luoghi d'origine e l'indennizzo non è assolutamente adeguato". Gli sfollati sono stati trasferiti in una nuova cittadina nella regione collinare dell'Uttaranchal, ma sono insoddisfatti tanto del risarcimento, quanto della nuova collocazione.

Il ministero episcopale di mons. Mundadan copre anche i bisogni sociali del suo gregge. Egli ha incaricato un prete diocesano per negoziare con i rappresentanti della Tehri Hydro Development Corporation, per far rispettati i diritti basilari dei lavoratori al progetto.

"La maggior parte dei lavoratori" afferma il vescovo "appartengono alle tribù locali o sono emigrati che provengono da territori confinati. I più sono cristiani e un catechista laico si prende cura di loro". La maggior parte dei lavoratori non ha un livello adeguato di istruzione ed è disposta a farsi sfruttare pur di guadagnare. Il vescovo ha dovuto contrattare con la compagnia di costruzione la possibilità per i cattolici di avere mezza giornata libera la domenica per seguire la messa e per riposare. La scorsa domenica il vescovo ha celebrato una messa per i lavoratori e le loro famiglie, ha amministrato il sacramento della Cresima e ha celebrato alcuni matrimoni.

Mons. Mundadan è anche impegnato nella costruzione di un centro per bambini con handicap fisici, mentali, ritardati, sordi e muti. Il centro verrà inaugurato il prossimo 1 settembre.

La diocesi di Bijnor  ha 2 127 cattolici su una popolazione di 3, 056 milioni. Nel territorio vi sono 35 cappelle missionarie che funzionano anche come scuole primarie e dispensari per medicine e cure di base.

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