Ad AsiaNews Attieh Fard, politica e avvocatessa da anni nel Regno Unito, parla di una nazione disposta ad accettare il conflitto per mettere fine a “torture e uccisioni” degli ayatollah. La nomina di Mojtaba fonte di “preoccupazione”: secondo alcuni sarebbe “peggio del padre” Khamenei. Il mancato sostegno esterno alle rivolte popolari e la necessità di proteggere i confini.
Nell'anniversario della barbara uccisione delle quattro Missionarie della carità il 4 marzo 2016, mons. Martinelli ha presieduto una Messa ad Abu Dhabi. “In un momento in cui l’intera regione del Golfo sta vivendo gravi conflitti la loro memoria è fonte di speranza". Le suore di Madre Teresa svolgono tuttora il loro servizio tra i poveri a Sana’a e Hodeidah, nella parte dello Yemen controllata dagli Houthi che rischia nuovamente di finire in prima linea nel conflitto.
Il generale Min Aung Hlaing ha annunciato il gesto per il National Farmers’ Day, ma tra loro non c’è Aung San Suu Kyi e migliaia di persone restano comunque in carcere. L’esercito inoltre ha continuato a condurre bombardamenti contro i civili. L’iniziativa arriva in un momento di tensioni interne alla giunta e mentre l’Asean resta divisa sulla gestione della crisi birmana.
I partiti che si oppongono ai filorussi del Sogno Georgiano stanno cercando di concordare una piattaforma comune con l’obiettivo di giungere a elezioni parlamentari anticipate e “legittime”, per rovesciare senza conflitti il governo attuale. Anche se i disaccordi tra le diverse forze sono tutt'alltro che ripianati.
Nessuna dichiarazione finora di Xi Jinping, la condanna dell'attacco all'Iran affidata al ministro degli Esteri Wang Yi che oggi ha sentito anche il suo omologo israeliano Sa'ar. Terminata l'evacuazione dei cittadini cinesi da Teheran con 200 che hanno comunque scelto di restare nel Paese. Resta per ora confermato il viaggio in Cina di Trump dal 31 marzo al 2 aprile, scadenza che coincide con le "quattro settimane" evocate ieri come finestra per la guerra.
Il conflitto riesploso tra il Pakistan e i talebani rende ancora più precaria la posizione delle famiglie registrate come profughe dall'Unhcr ma senza disporre di un percorso chiaro di reinsediamento permanente. Spesso vivono in incognito per motivi di sicurezza, temendo di poter essere rimpatriate a Kabul, sotto un governo che le perseguita. L'appello di una donna: "Voglio che i miei figli possano crescere senza paure".