L'analisi di un osservatore che conosce bene il cammino della Chiesa nella Cina continentale: nelle parole di Prevost sulla Cina si percepisce chiaramente il “pastore con il profumo del gregge” auspicato da Bergoglio. Per questo i fedeli oggi si augurano di vedere un cambiamento che dia speranza nel futuro anche a chi vuole vivere la propria fede a Pechino.
L’ultima Seoul International Buddhism Expo ha registrato un successo senza precedenti, con oltre 250mila visitatori in quattro giorni. L’evento ha attratto soprattutto ragazze e ragazzi tra i 20 e i 30 anni, di cui quasi la metà non si dichiara religiosa. Mentre i dati ufficiali segnano un declino del buddhismo in Asia, al festival i templi si sono trasformati in veri e propri spazi culturali e di intrattenimento per rendere la fede più accessibile.
Mons. Martinelli racconta le festività nel Golfo colpito dal conflitto a partire dalla testimonianza delle Missionarie della Carità. Timori dei migranti, qualcuno “ha lasciato” gli Emirati “temporaneamente”; corsi di matrimonio e battesimo “interrotti”. Scuola e catechismo “online da oltre un mese”. “Esposizione mediatica notevole” per la chiusura delle chiese. Un “popolo di popoli” proveniente da oltre cento Paesi e “testimone della fede”.
Il 6 aprile a Bantayan installate strutture artificiali per ripristinare la biodiversità marina e sostenere un modello di gestione responsabile del mare. Il progetto è promosso dall’arcivescovo Alberto S. Uy e dalla Caritas di Cebu. Creati habitat per i pesci e rafforzati mezzi di sussistenza locali, in linea con gli insegnamenti dell'enciclica Laudato Si’.
Le luci della Veglia pasquale hanno illuminato una comunità segnata dalla sofferenza: dopo tre anni alcuni fedeli sono tornati alla chiesa di Cristo Re, che era stata occupata dall'esercito birmano costringendo la popolazione locale alla fuga. Il vescovo Celso Ba Shwe è rimasto con gli sfollati nella foresta: "Chiediamo a Dio un tempo di pace e riconciliazione".
La vicenda di Jeyaraj e di suo figlio Benniks - uccisi nel 2020 durante l'emergenza Covid per una (falsa) violazione del lockdown - è divenuta un simbolo delle violenze arbitarie subite dalle persone in custodia cautelare in India. P. Devasagaya ad AsiaNews: "Siamo contrari alla condanna a morte, ma è importante che un tribunale abbia riconosciuto gli agenti come colpevoli. Ora linee guida a tutela degli accusati".