Nonostante l'ostilità reciproca e le sanzioni che hanno portato alla guerra devastante di oggi c'è un ponte che gli israeliani di origine persiana non hanno mai voluto far crollare con l'Iran di oggi: quello degli ingredienti più caratteristici della loro cucina. Che sono sempre continuati ad arrivare attraverso le triangolazioni più "fantasione" al Mercato Levinsky di Tel Aviv.
Il conflitto in Medio Oriente chiama in causa anche le repubbliche ex-sovietiche che storicamente hanno rapporti stretti con Teheran. Forte emozione a Baku per l'uccisione di Khamenei, che era di origini azere. L'Azerbaigian, che ha anche rapporti con Israele, crocevia per l'evacuazione dall'Iran dei cittadini stranieri. Dal Kazakistan Tokaev si chiera con i Paesi arabi ma invita a una "via pacifica" per la soluzione.
Leone XIV all'Angelus è intervenuto dopo gli attacchi di Stati Uniti e Israele in Iran: "Possibilità di tragedia di proporzioni enormi". L'appello alle parti per "dialogo ragionevole, autentico e responsabile". Sugli scontri tra Pakistan e Afghanistan: "Prevalga la concordia in tutti i conflitti". Sul Vangelo del giorno: "Il Redentore trasfigura le piaghe della Storia".
Da Mitykina a testimonianza di p. Kurt Pala, sacerdote filippino dei Missionari di San Colombano, che svolge il suo ministero nel Paese da più di cinque anni sfigurato dalla guerra. "Qui sia i poveri sia la terra urlano un grido di dolore. Ma con loro ho imparato a pregare mentre si attende la pace, a confidare in Dio in ogni momento della vita, a condividere l’ultima tazza di riso con un vicino e a trovare gioia nelle piccole cose".
Negli attacchi lanciati da Israele e Stati Uniti alla vigilia del Purim e nelle rappresaglie dell'Iran contro le basi americane nella regione si conta già un immigrato asiatico morto, un cittadino pachistano che lavorava ad Abu Dhabi. L'opposizione indiana critica Modi appena rientrato da Israele. L'indonesiano Prabowo (che ha promesso soldati per Gaza) si offre come mediatore. Le ripercussioni per la Cina.
La stagione festiva si è chiusa con un calo del 40% che rappresenta un salto indietro di otto anni nonostante il record storico di 4 milioni di proiezioni. Sale vuote soprattutto nelle città più piccole per prezzi dei biglietti troppo alti ma anche per concorrenza di video brevi e serie online e saturazione di produzioni a stampo patriottico. Il tutto mentre a Tokyo il cinema giapponese sperimenta un boom eccezionale.