26/06/2006, 00.00
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Vescovo di Erbil, "positivo" il piano iracheno di riconciliazione, ma servono "scelte coraggiose"

Mons. Rabban sottolinea la necessità che il disarmo delle milizie, ritenuto fondamentale per la riuscita del progetto del primo ministro al-Maliki, cominci con quelle al servizio degli uomini e dei partiti che fanno parte del governo.

Erbil (AsiaNews) – E' "positiva" l'iniziativa di riconciliazione nazionale del primo ministro iracheno Nuri al-Maliki, ma non si può pensare che con la proposta si sia già raggiunto un risultato, ora servono "scelte coraggiose" e "gesti chiari", come il disarmo delle milizie "che hanno coloro che sono intorno ad al-Maliki".

"Bisogna essere ottimisti", dice ad AsiaNews il vescovo caldeo di Amadiyah e di Erbil, mons. Rabban Al Qas, commentando l'iniziativa del primo ministro iracheno. "Fondamentale", a suo avviso, "è la riconsegna delle armi". Ma, aggiunge, "proprio al-Maliki è circondato da persone che hanno le loro milizie: è da lì che si deve cominciare, in modo che anche gli altri divengano disponibili". "Le milizie vanno sciolte e coloro che ne fanno parte, se voglioni, debbono entrare nela polizia o nell'esercito".

Per cercare di portare la pace tra i sunniti e nelle regioni ancora "non tranquille", mons. Rabban ritiene valida la concessione di un'amnistia a coloro che finora hanno dato sostegno alla rivolta. "Ma non è come quando uno viene al sacramento della riconciliazione che gli si dice va' in pace e sii un buon cristiano".

"Speranza", ma anche "fiducia" il vescovo iracheno esprime infine sulla capacità che l'esercito del suo Paese, con l'aiuto degli americani e delle altre forze presenti, riesca ad assumere il controllo del territorio.

Il "piano di riconciliazione nazionale", in 28 punti, presentato ieri al parlamento da al-Maliki  prevede un'amnistia per coloro che si sono ribellati, purché "non abbiano versato sangue iracheno", con l'espressa esclusione di Al Qaeda e dei sostenitori radicali di Saddam. "Il piano – ha detto – è aperto a tutti coloro che vogliono entrare a far parte del processo politico per costruire il loro Paese e salvare il loro popolo, purché non abbiano commesso crimini". A questi ultimi il primo ministro ha promesso che "non ci sarà riconciliazione finché non avranno pagato per i loro crimini". Esclusi quindi coloro che hanno compiuto "attacchi terroristici", che comprendono anche quelli contro le forze straniere.

Al-Maliki ha anche sostenuto di voler fermare la rivolta e riconciliare sciiti e sunniti, ma, notano vari osservatori, "non ha dato dettagli". Al Jazeera parla di dettagli "ambigui".

Il programma, osserva Gulf News, prevede anche di affrontare il problema delle le milizie, che sono viste come il maggior elemento di destabilizzazione in Iraq, ma che "è difficile smobilitare, perché hanno legami con i partiti politici".

 

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