23/03/2009, 00.00
THAILANDIA
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Thailandia, ancora bombe della guerriglia separatista musulmana

Tre poliziotti e otto civili sono rimasti feriti in due diverse esplosioni nella provincia meridionale di Narathiwat. Ieri a Yala disinnescato un ordigno piazzato sotto la vettura di un funzionario di polizia. In cinque anni la guerra promossa dalle milizie ribelli musulmane ha causato circa 3700 morti.

Bangkok (AsiaNews/Agenzie) – È di 11 feriti il bilancio di due diversi attentati nelle province separatiste nel sud della Thailandia, teatro di una guerra fra l’esercito governativo e le milizie ribelli musulmane.

Un ordigno piazzato sotto il serbatoio di una motocicletta – innescato a distanza con un telefono cellulare – è esploso alle 6.40 di questa mattina in un mercato della provincia di Narathiwat. La deflagrazione ha ferito due agenti di polizia e otto civili. “Eravamo stati avvertiti di eventuali attacchi bomba” ammette un funzionario locale “ma non ne aspettavamo uno in pieno centro”.

Sempre oggi è scoppiato un secondo ordigno all’esterno di una caffetteria a Sungai Kolok, 770 km a sud di Bangkok, in seguito al quale un poliziotto è rimasto ferito. Ieri nel distretto di Muang, nella provincia di Yala, una squadra di artificieri ha disinnescato una bomba di sette chilogrammi nascosta nell’auto di un funzionario locale della polizia. Gli esperti hanno confermato che si trattava di un ordigno comandato a distanza, che avrebbe dovuto esplodere attraverso un segnale inviato da un telefono cellulare.

Gli attentati di oggi sono solo l’ultimo capitolo di una lunga serie di violenze nel sud della Thailandia, nella zona al confine con la Malaysia che comprende le province di Narathiwat, Pattani e Yala. Negli ultimi cinque anni sono morte circa 3.700 persone nella guerra fra l’esercito e la guerriglia separatista. Dei 300mila buddisti thai che vivevano nella regione, almeno 70mila sono fuggiti dal gennaio 2004, quando un raid dei ribelli ha preso di mira un deposito di munizioni dell’esercito uccidendo quattro soldati. Il commando ha inoltre sottratto più di 300 armi, con le quali ha ingaggiato negli anni successivi una dura lotta contro i militari.

La maggioranza musulmana nella regione non si è mai sottomessa al dominio di Bangkok: essa parla un dialetto malaysiano e segue costumi e tradizioni che si rifanno alla cultura musulmana. 

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