14/11/2007, 00.00
VATICANO-IRAQ
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Papa: il ricordo di chi ha dato la vita in Iraq dia speranza per la rinascita di quel popolo

Benedetto XVI eleva un auspicio di pace per il Paese mediorientale rivolgendo un pensiero ai familiari di 26 militari italiani caduti quattro anni fa in un attentato a Nassyria, presenti all’udienza generale. Nel discorso ricorda l’insegnamento di San Girolamo, per il quale l’educazione alla responsabilità “davanti a Dio e davanti all’uomo è la vera condizione di ogni progresso, di ogni pace, di ogni riconciliazione e dell’esclusione della violenza”.
Città de Vaticano (AsiaNews) – Benedetto XVI ha rivolto oggi un pensiero ed un auspicio di pace per l’Iraq, nel ricordo di 26 militari italiani uccisi quattro anni fa in un attentato. A dare spunto alle parole del Papa, la presenza, tra i fedeli presenti in Piazza San Pietro per l’udienza generale, di un gruppo di 26 familiari dei soldati italiani uccisi a Nassyria, ai quali il Papa ha dedicato “un affettuoso pensiero”. “La memoria di questi nostri fratelli - ha aggiunto - e di quanti hanno sacrificato il bene supremo della vita per il nobile intento della pace contribuisca a sostenere il cammino della rinascita, piena di speranza, del caro popolo iracheno”.
 
La figura di San Girolamo, era stata invece al centro del discorso rivolto alle 20mila persone presenti in Piazza San Pietro, per l’udienza, malgrado la giornata fredda, con un cielo minaccioso di pioggia. Dell’insegnamento e dell’esempio di San Girolamo, proclamato da Benedetto XV “dottore eminente” nella interpretazione delle Scritture, oggi papa Ratzinger ha sottolineato in particolare l’idea che l’educazione alla responsabilità “davanti a Dio e davanti all’uomo è la vera condizione di ogni progresso, di ogni pace, di ogni riconciliazione e dell’esclusione della violenza”.
 
L’amore per la Sacra Scrittura, la necessità di coerenza tra fede e vita, specialmente per “i predicatori”, perché non siano come “quel maestro che a pancia piena disquisisce sul digiuno”, la necessità della formazione personale, fin da bambini, e della comunione con il papa. Sono alcuni dei fattori che San Girolamo – al quale il Papa aveva già dedicato il discorso per l’udienza di mercoledì scorso - raccomandava, insieme ad “una sana e integrale educazione fin dalla prima infanzia, sottolineando l'urgenza di una seria formazione cristiana e religiosa” ed anche “un aspetto abbastanza disatteso nei tempi antichi ed è la promozione della donna”.
 
Per San Girolamo, “accostare i testi biblici e soprattutto il Nuovo Testamento è essenziale per il credente, perché ignorare la Sacra Scrittura è ignorare Cristo”. “Veramente innamorato della Parola di Dio si chiedeva come si potrebbe vivere senza le Scritture”, senza la Bibbia che è “sorgente della vita i cristiani, per tutte le persone ed in ogni situazione”. E’ “conversare con Dio”. Studiarla e meditarla “rendono l’uomo saggio e sereno”.
 
Al tempo stesso c’è “il dovere di accordare la vita con la Parola di Dio”. La coerenza “è necessaria per ogni cristiano e particolarmente per i predicatori affinché le loro azioni non lo smentiscano e lo mettano in imbarazzo”. Come “quel maestro che a pancia piena disquisisce sul digiuno”.
 
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