17/02/2008, 00.00
VATICANO - LIBANO
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Papa: La Trasfigurazione e la via della Croce. Appello per il Libano

Benedetto XVI chiede ai politici della nazione libanese di trovare vie di riconciliazione e darsi un Capo di stato. Alla riflessione prima dell’Angelus, sottolinea la Trasfigurazione, come anticipo della resurrezione, che presuppone seguire Gesù sulla via della Croce.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Nel suo primo momento pubblico, dopo la settimana degli esercizi quaresimali in Vaticano, Benedetto XVI ha lanciato un appello e una preghiera per il Libano dove dallo scorso novembre il parlamento non riesce a riunirsi per votare il nuovo presidente. Gli ostacoli formali vengono soprattutto dai partiti pro-siriani e dal gruppo degli sciiti di Hezbollah, ma vi sono stati anche assassini di parlamentari e autobomba  che hanno alimentato paure e durezze.

“Seguo con preoccupazione – ha detto il pontefice - le persistenti manifestazioni di tensione in Libano. Da quasi tre mesi il Paese non riesce a darsi un Capo dello Stato. Gli sforzi per comporre la crisi e il sostegno offerto da numerosi esponenti di rilievo della Comunità internazionale, anche se non hanno ancora raggiunto un risultato, dimostrano l’intenzione di individuare un Presidente che sia tale per tutti i libanesi e porre così le basi per superare le divisioni esistenti. Purtroppo, non mancano anche i motivi di preoccupazione, soprattutto a causa di una inconsueta violenza verbale o di quanti addirittura pongono la loro fiducia nella forza delle armi e nella eliminazione fisica degli avversari”.

“Assieme al Patriarca maronita e a tutti i Vescovi libanesi – ha continuato il papa -  vi chiedo di unirvi alla mia supplica a Nostra Signora del Libano, perché incoraggi i cittadini di quella cara Nazione, ed in particolare i politici, a lavorare con tenacia in favore della riconciliazione, di un dialogo veramente sincero, della pacifica convivenza e del bene di una Patria profondamente sentita come comune”.

Alla preghiera dell’Angelus in piazza san Pietro erano presenti almeno 30 mila fedeli. Con essi il pontefice ha commentato il vangelo del giorno, la seconda domenica di Quaresima, che racconta la Trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor. “La montagna – il Tabor come il Sinai , ha spiegato il papa – è il luogo della vicinanza con Dio. E’ lo spazio elevato, rispetto all’esistenza quotidiana, dove respirare l’aria pura della creazione. E’ il luogo della preghiera, dove stare alla presenza del Signore, come Mosè e come Elia, che appaiono accanto a Gesù trasfigurato e parlano con Lui dell’"esodo" che lo attende a Gerusalemme, cioè della sua Pasqua. La Trasfigurazione è un avvenimento di preghiera: pregando Gesù si immerge in Dio, si unisce intimamente a Lui, aderisce con la propria volontà umana alla volontà di amore del Padre”.

“La trasfigurazione – ha continuato - è anticipo della risurrezione, ma questa presuppone la morte. Gesù manifesta agli Apostoli la sua gloria, perché abbiano la forza di affrontare lo scandalo della croce, e comprendano che occorre passare attraverso molte tribolazioni per giungere al Regno di Dio. La voce del Padre, che risuona dall’alto, proclama Gesù suo Figlio prediletto come nel Battesimo nel Giordano, aggiungendo: "Ascoltatelo" (Mt 17,5). Per entrare nella vita eterna bisogna ascoltare Gesù, seguirlo sulla via della croce, portando nel cuore come Lui la speranza della risurrezione. ‘Spe salvi’, salvati nella speranza. Oggi possiamo dire: ‘Trasfigurati nella speranza’".

Alla fine, dopo i saluti nelle varie lingue, Benedetto XVI ha salutato e assicurato la sua preghiera per i familiari degli italiani scomparsi in Venezuela, in seguito a un incidente aereo avvenuto il 4 gennaio.

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