10/10/2012, 00.00
CINA – GIAPPONE – FMI
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Non solo isole: la Cina diserta il summit Fmi

Il Governatore della Banca centrale cinese doveva pronunciare il discorso di chiusura del vertice in corso a Tokyo ma ha annullato persino la sua partecipazione. Con la scusa delle tensioni diplomatiche per le Diaoyu/Senkaku, Pechino dimostra la sua irritazione per non essere ancora nel paniere delle valute per gli scambi mondiali.

Tokyo (AsiaNews) - Il Governatore della Banca centrale cinese, Zhou Xiaochuan, ha deciso di disertare l'incontro del Fondo monetario internazionale in corso in questi giorni a Tokyo. Il banchiere avrebbe cancellato la propria partecipazione al vertice per lo scontro diplomatico sino-giapponese sulla sovranità delle Diaoyu/Senkaku, isole del Mar cinese orientale al centro di uno scontro a tutto campo fra i due governi.

Il portavoce dell'Fmi ha confermato la notizia: "Due giorni fa siamo stati informati che gli appuntamenti del governatore Zhou Xiaochuan potrebbero impedirgli di partecipare all'incontro di Tokyo previsto per domenica. Ci è stata confermata la presenza del suo vice, Yi Gang". Tuttavia, Zhou avrebbe dovuto pronunciare il discorso conclusivo del summit che invece è stato del tutto cancellato.

Nelle ultime settimane di preparazione del vertice le autorità nipponiche avevano assicurato la presenza ufficiale della Cina a Tokyo, anche se diversi amministratori delegati di banche private cinesi avevano già deciso di ridurre (se non addirittura cancellare) la propria partecipazione.

Immediata la reazione del governo nipponico: "Il fatto che il governatore non venga è deprecabile. Le autorità cinesi hanno deciso di fatto di non partecipare a questo fondamentale incontro. In ogni caso, noi sappiamo bene che la relazione economica fra Cina e Giappone è fondamentale per tutti, e da parte nostra continueremo a comunicare con la controparte".

Al centro di questo litigio diplomatico ci sarebbe la questione delle isole contese. Sin dallo scorso agosto, infatti, Tokyo e Pechino hanno rilanciato la propria competizione per la sovranità sull'arcipelago, di cui non è chiaro il valore. Tuttavia è sempre più evidente che dietro a questi scontri - che sono dilagati persino nelle piazze cinesi, con manifestazioni violente non interrotte dalla polizia - ci sia la volontà del governo cinese di sviare l'attenzione del popolo dall'imminente Congresso comunista che sancirà l'inizio della nuova leadership.

Per quanto riguarda il summit dell'Fmi, inoltre, alcuni analisti ritengono che quella delle isole sia la "scusa perfetta" per la Cina, che avrebbe deciso di disertare a causa dell'opposizione dell'0rganismo internazionale all'uso dello yuan nel paniere di valute per gli scambi economici mondiali. Pechino vorrebbe vedere la propria moneta rimpiazzare il dollaro, ma dato che ne controlla in maniera autonoma il valore - senza affidarsi appunto all'Fmi - questo desiderio è destinato a rimanere inappagato.

 

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