21/11/2018, 11.50
IRAQ
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Mosul: dopo anni di silenzio e massacri Isis, la musica torna a suonare per le vie

Per secoli la metropoli del nord dell’Iraq è stata un centro culturale e artistico di primo piano. I jihadisti hanno bandito ogni forma musicale e giustiziato quanti violavano le norme. La gioia di appassionati e cittadini per la fine di un periodo “umiliante”. Oggi “possiamo tornare a cantare”. 

Mosul (AsiaNews) - Per secoli Mosul ha rappresentato un vero e proprio centro di attrazione per gli artisti di tutta la regione, sfornando i migliori musicisti irakeni. Tuttavia, negli ultimi anni la metropoli del nord ha fatto registrare vere e proprie purghe contro musica, arte e cultura in genere con la comparsa delle cellule di al Qaeda prima e l’ascesa dello Stato islamico (SI, ex Isis) poi. Una persecuzione che ha toccato il suo apice fra il 2015 e il 2017, prima della liberazione della città. 

Imponendo, spesso con la forza e il terrore, il divieto assoluto a tutti i cittadini di suonare e persino ascoltare musica, i jihadisti hanno più volte distrutto o incendiato strumenti nella pubblica piazza. “Era impossibile portare con me lo strumento musicale, ogni volta che uscivo di cassa” racconta all’Afp Fadel al-Badri, un abitante della metropoli che ha nascosto per molto tempo il suo prezioso violino per evitare che finisse nelle mani dei fondamentalisti. “Dopo la liberazione - prosegue - la musica è tornata nel luogo a cui apparteneva, Mosul” il quale non nascondo la propria felicità per il ritorno di concerti e festival musicali. 

Oggi il 45enne violinista può tornare a esibirsi in pubblico, di fronte a un pubblico appassionato ed entusiasta che può applaudire e cantare brani della tradizione, senza rischiare fustigazioni o condanne a morte. Dopo l’Isis, il pensiero comune è che Mosul torna a cantare e a far risplendere la propria centenaria tradizione musicale. 

Del resto dopo anni di violenze e terrore, oggi nel settore orientale di Mosul la vita sta tornando - seppur con lentezza e modalità diverse a seconda dei settori - alla normalità. Dalle aule delle scuole alle fabbriche, alle piccole imprese, la rinascita passa attraverso il rilancio dell’istruzione, del lavoro e dall’apertura di spazi commerciali e culturali. Fra questi un “caffè letterario”.

Nel recente passato i jihadisti hanno abbattuto statue di poeti e scrittori, bruciato libri e distrutto strumenti musicali nella pubblica piazza. Alle fiamme anche la biblioteca universitaria, con volumi dal valore storico e culturale immenso. Il fanatismo si è spinto fino all’abolizione di ogni libro che non trattasse di religione (islamica); artisti, musicisti sono stati uccisi senza pietà.

È ancor viva la memoria di un 15enne decapitato perché “ascoltava musica occidentale”. Una repressione iniziata ben prima dell’affermazione del “Califfato” nell’estate 2014. Difatti i primi segnali erano emersi già all’indomani dell’invasione Usa del 2003 e al progressivo affermarsi di cellule di al Qaeda, accompagnato da una crescente deriva estremista fra la popolazione civile. 

Dal musicista Ziryab che, nel nono secolo ha introdotto l’oud (una sorta di liuto orientale molto diffuso) al recente prodigio della musica Kazem al-Saher, Mosul ha una lunga tradizione di artisti e compositori. La città vanta inoltre un genere peculiare di ballata araba, famoso in tutto il Paese e nella regione; la musica ha sempre accompagnato eventi tradizionali e feste, come i matrimoni. 

Ahmed al-Saher, cantante 33enne, definisce “umiliante” il periodo di dominio dell’Isis. Tuttavia, i jihadisti “non sono riusciti a uccidere l’amore per l’arte in tutte le sue forme fra gli abitanti” aggiunge la 38enne Amneh al-Hayyali, che di recente ha portato il marito e i figli ad assistere a un concerto nella zona orientale di Mosul. “Oggi - conclude - dopo il periodo buio delle decapitazioni, delle fustigazioni, dei veli e delle barbe… possiamo tornare cantare”. La speranza è che il governo centrale a Baghdad possa contribuire alla ricostruzione di cine, palchi, teatri e sale concerto. 

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