29/03/2011, 00.00
MYANMAR
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La Chiesa cattolica in aiuto alle vittime del terremoto in Myanmar

Il direttore di Karuna Kengtung Social Service conferma danni e devastazioni. Almeno 500 case crollate, centinaia i feriti, raso al suolo il centro fondato da p. Vismara. Attraverso AsiaNews lancia un appello: abbiamo bisogno di alloggi temporanei e utensili. Fonti birmane rivelano che i militari cacciano i feriti dall’ospedale per “minimizzare” le vittime.
Yangon (AsiaNews) – Il numero delle case distrutte sfiora quota 500, i feriti superano i 120, molte persone sono tuttora disperse e, fra gli edifici rasi al suolo dal sisma, vi è anche il centro parrocchiale fondato da p. Clemente Vismara. È quanto afferma ad AsiaNews p. Stephen Ano, direttore di Karuna Kengtung Social Service, organizzazione cattolica attiva nel campo del sociale in Myanmar, in missione in questi giorni nelle aree più colpite dal terremoto. Intanto fonti birmane denunciano la “sparizione” di centinaia di feriti dall’ospedale di Tachilek, in quello che viene bollato come un “tentativo del governo di minimizzare i danni”.
 
Stime ufficiali riferiscono che il terremoto di magnitudo 6,8 che ha colpito il 24 marzo scorso diverse zone dello stato Shan, lungo il confine con Thailandia e Laos, ha causato 75 morti. Un funzionario del governo, dietro anonimato, ha confermato che il bilancio potrebbe raggiungere quota 100. Tuttavia, operatori della Croce rossa parlano di almeno 150 morti e il numero è destinato ad aumentare perché molte zone colpite risultano ancora inaccessibili.
 
Fonti del quotidiano dissidente The Irrawaddy rivelano che la giunta militare avrebbe fatto sparire interi gruppi di feriti, per “minimizzare” il bilancio delle vittime del sisma. L’ospedale di Tachilek lo scorso 26 marzo ospitava centinaia di feriti – almeno 700 secondo fonti interne – ma il giorno successivo risultavano “scomparsi”. Il personale sanitario e gli altri malati riferiscono solo che “gli altri pazienti sono stati mandati via” dalle autorità locali, senza fornire ulteriori dettagli.
 
Intanto nella zona colpita dal terremoto è attiva la presenza della Chiesa cattolica birmana, attraverso l’ente Karuna Kengtung Social Service che opera a favore delle vittime. P. Stephen Ano spiega ad AsiaNews che, nella sola diocesi di Kengtung (nello stato Shan), hanno riportato gravi danni diverse aree di Tachilek, Tarlay, Mong Lin, Na Yaung e il villaggio di Mong Khone. Il numero delle case distrutte “è di circa 450, il numero dei feriti almeno 120 e sono ricoverati negli ospedali di Tachilek e Kengtung, perché la struttura di Tarlay è andata distrutta”.
 
Il sacerdote aggiunge che “sono almeno 14 i luoghi di culto crollati” tra chiese e templi buddisti, fra cui anche “il centro parrocchiale fondato da p. Clemente Vismara”, tanto che “è rimasta solo una piccola casa per il clero costruita di recente”. Sono almeno nove le strutture governative – comprese scuole e ospedali – colpite e ancora oggi, a cinque giorni di distanza dal sisma, “molte persone risultano disperse”.
 
Attraverso AsiaNews, p. Stephen lancia un appello: “Abbiamo bisogno di alloggi temporanei per gli sfollati, accogliamo tutti senza distinzioni di razza e credo religioso. Mancano anche gli strumenti di cottura e l’utensileria di base”. Infine, aggiunge il sacerdote, dobbiamo fornire “cure mediche ai feriti che non sono ricoverati negli ospedali. Per questo ogni forma di aiuto al lavoro di assistenza e aiuto è bene accetto”.  
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