10/11/2005, 00.00
Pakistan
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Kashmir, cristiani discriminati ogni giorno, fra i primi ad aiutare le vittime del terremoto

di Qaiser Felix

Il nostro inviato a Muzafarabad racconta l'impegno di questa piccola comunità cattolica a favore dei sopravvissuti e le discriminazioni che subisce ogni giorno. Il parroco: "Pregate perché i cattolici di qui possano aiutare ancora e risolvere i loro problemi".

Muzafarabad (AsiaNews) – La comunità cattolica di Muzafarabad e Abottabad "ha reagito non appena ha capito l'intensità del danno provocato dal terremoto dell'8 ottobre". I fedeli hanno attrezzato camion per il trasporto dei malati e distribuiscono viveri e coperte, mentre suore e preti lavorano negli ospedali da campo presenti in ogni tendopoli.

A Muzafarabad, in tempi normali, i cattolici non possono costruire chiese né comprare case né seppellire i loro morti nel cimitero comune: per farlo, devono andare nella provincia del Punjub.

Padre Inayat Patras, parroco della chiesa cattolica di Abottabad, racconta ad AsiaNews come la sua comunità "si è spaventata quando ha capito che la devastazione a Muzafarabad era completa". "Ho mandato qui – continua - i miei catechisti ed altri fedeli la sera stessa per avere notizie di prima mano sulle necessità, perché le linee telefoniche erano interrotte". "Sono tornati la sera dopo – aggiunge – ed hanno spiegato che il terremoto aveva distrutto tutto e che la gente, senza più una casa, passa le notte all'aperto anche se ferita".

"La maggior parte dei cristiani di Muzafarabad lavora in piccole compagnie edili o di trasporto – spiega - e mi hanno detto che avrebbero potuto ottenere l'utilizzo di un camion, ma che mancava la benzina. Abbiamo subito procurato 60 litri di carburante e glieli abbiamo spediti da Abottabad. Hanno raccolto i feriti con il camion e li hanno portati al complesso medico della tendopoli di Ayub, dove hanno ricevuto le prime cure". "Dopo – continua - li hanno portati in parrocchia, dove li abbiamo ospitati e curati. Grazie a Dio ora stanno meglio e sono potuti tornare a Muzafarabad, perché le aziende li hanno richiamati per continuare il lavoro, ma purtroppo vivono in tende".

"Li abbiamo caricati di cibo, vestiti caldi, coperte e tende e cerchiamo di aiutarli in ogni bisogno, anche se da lontano. Voglio ringraziare per questo in modo particolare mons. Joseph Coutts, vescovo di Faisalabad e direttore nazionale della Caritas pakistana, che ci aiuta con generosità".

"Sono venuti qui – racconta ancora - 2 scout con cibo e coperte dalla Francia ed ora sono in giro a distribuire e a dare il loro aiuto per tutto ciò che serve. P. Roy, un prete inglese che cura nella diocesi di Peshawar il programma per i tossicodipendenti ora, con 12 parrocchiani, lavora al complesso medico della tendopoli di Ayub. Suor Sylvia, religiosa americana della congregazione delle Sorelle per la missione medica, lavora dal primo novembre nello stesso complesso con 2 consorelle".

Ad AsiaNews la religiosa dice che le suore continueranno il servizio per aiutare i feriti "finchè servirà. Vi sono molte altre suore che aiutano qui, perché le donne pakistane non consentono ai medici maschi di visitarle e trattano più volentieri con noi, donne e religiose".

P. Patras racconta però che i cristiani di Muzafarabad "hanno dei problemi". "Non abbiamo una chiesa e non possiamo comprare case. Non possiamo seppellire i nostri morti qui, perché la gente non vuole. Il governo ha promesso di darci il terreno per una chiesa da tempo, e noi aspettiamo".

La promessa del governo è però arrivata "dopo una tragedia". "L'ultima settimana di luglio – racconta - è morta una bambina cristiana in città, ma i genitori hanno dovuto affittare un camion per seppellirla in un villaggio del Punjub: qui non era loro permesso. Sul camion vi erano 12 familiari della piccola defunta ma, a causa di uno smottamento, il veicolo è precipitato in un fiume. Dei parenti, 6 sono morti nell'incidente, 2 sono morti affogati e gli altri sono tutti feriti".

"Pregate per i fedeli di qui – conclude il parroco – perché possano aiutare ancora i sopravvissuti al terremoto e perché i nostri problemi possano essere risolti".

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