07/06/2010, 00.00
INDIA - SRI LANKA
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Inizia domani la contestata visita del presidente Rajapaksa in India

di Nirmala Carvalho
Politici e attivisti annunciano contestazioni e chiedono al governo indiano un deciso intervento per superare i problemi post-bellici dello Sri Lanka e per ricostruire le zone devastate. New Delhi è accusata di avere sempre sostenuto Colombo in modo acritico.

New Dehli (AsiaNews) – Domani il presidente cingalese Mahinda Rajapaksa arriva a New Delhi per una visita ufficiale di 3 giorni. I 2 Paesi vogliono rinsaldare gli antichi legami (nella foto: una precedente visita), ma gruppi pro-diritti ed esponenti politici annunciano dimostrazioni di protesta per i molti morti durante la lunga guerra civile e chiedono al governo indiano un deciso intervento per superare i problemi post-bellici e per una rapida ricostruzione delle zone devastate dal conflitto.

Oggi a New Delhi si svolge una conferenza per discutere il compito dei 2 Paesi per la ricostruzione e il rispetto dei diritti umani nello Sri Lanka dopo la guerra.

Nel convegno si parlerà delle tante questioni irrisolte, a oltre un anno dalla fine di una Guerra durata decenni. Tra queste: il numero ancora incerto delle vittime civili per bombardamenti aerei e d’artiglieria nell’ultima fase della guerra iniziata nel 2006 (che privati stimano tra. 7.700 e 22mila); la perdurante mancanza di un “programma di ricostruzione” per le zone che hanno sofferto distruzioni massicce come Vanni e Jaffna; il reisendiamento dei 300mila profughi, di cui 63mila ancora vivono nei campi profughi, ai quali occorre dare una casa, il necessario per vivere e possibilità di lavoro; il destino dei moltissimi detenuti di guerra (le autorità non comunicano il numero esatto, ma fonti attendibili indicano allo scorso 15 gennaio almeno 10.833 detenuti, di cui 1.878 donne); l’elevato numero di giovani (tra 9.400 e 14mila, ma il dato è incerto) detenuti per sospetta attività nel gruppo ribelle delle Tigri Tamil, senza però accuse formali  e, quindi, senza possibilità di difesa; la perdurante esistenza dell’Atto per la Prevenzione del terrorismo che attribuisce poteri eccezionali ai militari, che mantengono una massiccia presenza nelle ex zone di guerra, agendo quasi come forza di occupazione e in alcune zone di Vanni e Jaffna conservando poteri di governo che spettano alle autorità civili; la grave restrizione della libertà di stampa.

Gli attivisti pro-diritti ritengono fondamentale il ruolo dell’India nella ricostruzione dello Sri Lanka, ma insistono che New Delhi non si limiti a investimenti e a un sostegno economico chiedendo anzitutto il rispetto dei diritti umani e la tutela dei molti sfollati e delle minoranze etniche, o addirittura subordini ogni aiuto economico e politico all’effettivo rispetto da parte di Rajapaksa di standard di libertà, democrazia e rispetto dei diritti, come pure all’adozione di un preciso programma di ricostruzione per le zone di guerra e per i profughi. Alcuni gruppi sono molto critici e accusano il governo indiano di avere sostenuto Colombo, anche in organismi internazionali come la Nazioni Unite,  nonostante le aperte violazioni dei diritti umani.

M. Karunanidhi, capo ministro del Tamil Nadu, ha mandato una lettera al premier Singh per ricordare i molti Tamil che ancora vivono in campi profughi e per sollecitare azioni risolutive.

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