07/12/2005, 00.00
TURCHIA
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In Turchia per S.Nicola niente messa, ma spazio al mufti

di Mavi Zambak

Proprietà del Patriarcato ortodosso la chiesa è stata trasformata in museo dove non si può celebrare l'Eucaristia. Libero accesso invece per un mufti con la sua associazione Babbo Natale.

Demre (AsiaNews) - Lungo la magnifica costa turchese, su un lembo di terra fertile e calda, che continua a produrre verdure saporite anche in dicembre, si trova una comunissima moderna cittadina turca, Demre, che probabilmente non sarebbe passata alla storia se non fosse stata la sede episcopale di san Nicola, quel Nicola le cui spoglie sono venerate nella cattedrale di Bari, il Babbo Natale che attualmente "vive" a Rovanjemi in Finlandia e che il giorno di Natale si materializza in migliaia di esemplari in tutto il mondo con abito rosso e barba bianca, distribuendo regali ai bambini. Tradizione che si pensa essere nata per il regalo di tre borse di monete d'oro lasciate cadere dal vescovo nei calzini appesi ad asciugare vicino al camino, nella casa di tre ragazze prive di dote, perché non fossero date dal padre alla prostituzione.

Ed è proprio a Nicola che fu dedicata la chiesa della città, oggi restaurata, le cui origini pare risalgano al IV secolo, quando appunto era vescovo di questa città, l'allora Myra. Trasformata in museo, privata della statua del santo, la chiesa è oggetto di contestazione verso le autorità politiche che non permetono vi si celebri l'Eucaristia, ma danno libero accesso ad un mufti con la sua associazione Babbo Natale.

Eppure la fama taumaturgica del santo, sepolto originariamente in questa chiesa (prima che il corpo fosse trafugato nel 1087 da mercanti di Bari) attirava qui pellegrini e devoti da tutto l'Oriente. I pellegrini che venivano al santuario, dicono le cronache, lasciavano colare dell'olio all'interno della tomba e lo raccoglievano santificato dal contatto con le ossa, portandolo a casa per i malati.

Ora la chiesa (chiamata dai turchi "chiesa di Babbo Natale"), pur essendo di proprietà della chiesa greco ortodossa, è un museo, il sarcofago di san Nicola è vuoto e i numerosi turisti che vogliono visitarlo presso la cappella funeraria possono farlo pagando un biglietto d'ingresso.

Ed è proprio questa chiesa del Vescovo di Myra, noto per la sua generosità e pietà, che oggi è motivo di contesa e di attrito.

La statua di Babbo Natale – dono della chiesa russa ortodossa – un san Nicola circondato da bambini, con una bisaccia di regali sulle spalle, posta sul sagrato, dalla scorsa primavera è stata sostituita dal sindaco della città, Suleyman Topcu - assicurando che non si trattava certo di pregiudizio anticristiano – con un variopinto e moderno Babbo Natale.

Da due anni, ormai, inoltre, viene vietata la celebrazione eucaristica all'interno della chiesa durante la festa di san Nicola e anche ieri, nonostante la ripetuta richiesta formale del patriarca Bartolomeo I, la comunità cristiana ortodossa ha dovuto riunirsi per la Messa in una casa privata, mentre nella chiesa-museo il muftì della città organizzava una "preghiera della pace", durante la quale, - il colmo dei colmi - "L'associazione Babbo Natale", associazione locale turca, ha rilasciato l'annuale premio per la pace a Jeannine Gramick, una suora cattolica americana – così definita dal quotidiano nazionale religioso turco Radikal che riporta l'evento dedicandogli ben mezza pagina – perché accanita difensore dei diritti dei gay e delle lesbiche. Tanto che nel suo discorso di ringraziamento questa 63enne suora ha voluto chiedere perdono a nome del papa e dei credenti che non dimostrano rispetto per gli omosessuali.

I cristiani locali attoniti stanno a guardare e si chiedono perplessi cosa lo Stato turco voglia ottenere permettendo gesti così sfrontati e contraddittori.

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