25/06/2009, 00.00
KAZAKISTAN
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Il presidente Nazarbayev celebra 20 anni di potere

Giunto al potere come segretario del Partito comunista, stretto collaboratore di Gorbacev, egli è riuscito a mantenersi sempre al potere. Gli oppositori dicono che ha stroncato la nascente democrazia. Ma altri lo lodano per lo sviluppo economico e la stabilità del Paese.

Astana (AsiaNews/Agenzie) – Il presidente kazako Nursultan Nazarbayev ha festeggiato il 22 giugno i 20 anni alla guida nel Paese, da  quando nel 1989 è stato eletto segretario del Partito comunista. Nel più grande e più ricco Stato dell’Asia centrale, qualcuno lo ritiene un autocrata che ha soppresso le nascenti libertà e democrazia, mentre per altri ha assicurato stabilità e prosperità attraverso anni difficili.

Nazarbayev, operaio in un’acciaieria nel nord del Paese, si è fatto strada nel Partito comunista, fino ad essere ammesso nel ristretto circolo del leader sovietico Mikhail Gorbacev.

Dopo la caduta del regime sovietico, nel 1990 è stato eletto presidente. Nel 1995, con un vero colpo di mano, ha sciolto il parlamento e indetto in fretta un referendum che ha approvato l’estensione del suo mandato per anni. In seguito ha indetto un altro referendum che ha tolto al parlamento vari poteri, a vantaggio del presidente, ed eliminato altri limiti alla sua autorità, come la Corte Costituzionale.

Alle elezioni del 1989 il suo principale oppositore, Akezhan Kazhegeldin, è stato squalificato per avere partecipato a una marcia di opposizione. Nazarbayev ha vinto con l’89% dei voti. Il parlamento ha poi esteso il mandato presidenziale da 5 a 7 anni.

Nel 2005 ha di nuovo vinto con il 91% dei voti, anche se osservatori internazionali hanno criticato le elezioni come non rispettose degli standard democratici. Ha poi fatto approvare la possibilità di mantenere la carica senza limiti di tempo.

Ma per molti tra i milioni di giovani del Paese sotto i 20 anni, Nazarbayev è l’unico leader mai conosciuto, che ha portato il Kazakistan a una stabilità e ricchezza molto maggiore degli altri Stati dell’Asia centrale, pure ricchi di petrolio, gas e altre risorse. In tanti si dicono interessati al proprio futuro e allo sviluppo economico del Paese, piuttosto che alla politica. I ricavi del petrolio sono stati investiti in sanità, pensioni, sicurezza sociale e nell’istruzione. Il Paese è ora meta di migranti degli Stati limitrofi in cerca di lavoro. Qui le comunità religiose godono di una discreta libertà, sebbene lo Stato sia criticato da gruppi evangelici.

Ma l’oppositore Pyotr Svoik dice all’agenzia Radio Free Europe che il presidente ha stroncato la nascente democrazia kazaka, favorito i diffusi corruzione e nepotismo, arricchito il suo circolo a danno della Nazione. Egli commenta che “il Kazakistan non ha nessuna istituzione indipendente: parlamento, tribunali, procure e governo servono solo una particolare persona. Il futuro del sistema politico del Paese è davvero fosco e fa paura”. Lo Stato mostra intolleranza verso i media indipendenti e attua un crescente controllo su internet.

In questi anni molti oppositori politici e giornalisti sono stati arrestati, malmenati, persino uccisi. E’ anche vero che la sua “dittatura illuminata” rimane la più liberale fra i Paesi ex sovietici dell’Asia centrale.

Soprattutto, queste critiche non scalfiscono la reputazione del presidente, nel Paese e all’estero. Anzi, egli è corteggiato dai Paesi esteri affamati del petrolio kazako, che vedono comunque in lui un leader molto più presentabile dei presidenti di Stati vicini come Uzbekistan e Turkmenistan. Ditte di Russia, Cina e Stati Uniti hanno qui investito miliardi di euro.

Per il 2010 Astana è in competizione persino per assumere la presidenza dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce), anche se di recente gruppi per i diritti umani hanno denunciato l’insussistenza nel Paese di standard democratici essenziali.

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