18/01/2006, 00.00
ASIA
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Diritti umani in Asia: la grave situazione in 10 paesi

Secondo il rapporto 2005 dell'Asian human rights commission sono aumentati i casi di violazione dei diritti umani. I governi approfittano della debolezza del potere giudiziario e utilizzano i militari come braccio armato.

Hong Kong (AsiaNews/Agenzie) - Nel 2005 in Asia sono aumentati reati politici come torture, sequestri di persona ed omicidi; i governi hanno tratto vantaggio da quella che è stata definita "erosione della democrazia". Lo afferma l'"Asian human rights commission" (Ahrc), uno dei più importanti gruppi per la promozione dei diritti umani che ieri ha presentato il suo rapporto annuale. La relazione, dal titolo "Stato dei diritti umani in 10 nazioni asiatiche – 2005", rileva che la situazione in Asia è peggiorata a causa di governi che in modo pericoloso si avvantaggiano della debolezza di organi dello stato come il corpo giudiziario. L'Ahrc rileva una situazione molto critica in Cambogia, Nepal e Filippine. La Commissione, che ha sede ad Hong Kong, ha analizzato anche lo situazione di Bangladesh, India, Indonesia, Myanmar, Pakistan, Corea del sud e Sri Lanka.

"C'è molta paura in Asia", ha dichiarato Basil Fernando, direttore esecutivo del Ahrc. "Abbiamo riscontrato un grave deterioramento dei diritti umani lo scorso anno". "Dopo i progressi degli anni passati – continua - nel 2005 il livello di violenze in tutti i paesi esaminati è aumentato. Nelle Filippine, dove l'anno scorso ho trascorso 2 mesi, la gente ha paura. In molti posti per la mancanza di sicurezza la gente preferisce non uscire più nelle ore notturne. Il 2005 è stato un anno triste". Fernando ha poi dichiarato che i sistemi di controllo governativi sono falliti a discapito di "regimi spregiudicati che non condividono la democrazia e si preoccupano solo di tenere il potere. Questi regimi poi sono soliti risolvere molti problemi sociali con l'utilizzo della violenza e non tramite i negoziati".

Alfonso Cinco, rappresentante per le Filippine e consulente legale dell'Ufficio francescano giustizia e pace nella città di Cebu, ha dichiarato che dopo la fine del regime del dittatore Ferdinando Marcos nel 1986 l'anno passato è stato "forse il peggiore" per quanto riguarda i diritti umani. Nelle Filippine sono state compiute 874 violazioni fra cui 151 omicidi politici, con una crescita del 100%. "È chiaro che siamo di fronte a una campagna contro la legalità e pronta ad ostacolare le organizzazioni progressiste. Il dato allarmante è che quasi tutte le violazioni di diritti umani sono state condotte quando i militari portavano avanti operazioni per placare insurrezioni e sommosse".

Mandira Sharia, direttrice dell'organizzazione non governativa nepalese "Advocary Forum", ha dichiarato che anche nel suo paese la situazione è "gravissima". A febbraio il re Gyanendra ha assunto con un colpo di stato i pieni poteri e li ha tolti al parlamento eletto in modo democratico. "Legge e democrazie sono andate in rovina", continua. "Il potere giudiziario, che vantava una forte credibilità, è adesso nelle mani dei sostenitori della dittatura del re".

Situazione grave anche in Cambogia, dove il primo ministro Hun Sen è accusato di muoversi verso una dittatura militare sul modello di quella del Myanmar. Hun Sen e gli altri responsabili politici sostengono invece che esercito, militari e polizia sono necessari per mantenere la stabilità nel paese. Gravi accuse pesano anche sul potere giudiziario per aver sostenuto la politica del governo e aver messo a tacere critiche e opposizioni.

Basil Fernando ha dichiarato che per la promozione dei diritti umani è necessario che governi ed organizzazioni internazionali sostengano i movimenti per la democrazia.

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