22/10/2008, 00.00
KAZAKISTAN
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Crisi finanziaria globale: il governo kazako annuncia una politica aggressiva

Lo sviluppo rallenta e cresce l’inflazione; settore immobiliare in crisi e difficoltà per le banche. Il governo fa una robusta immissione di contanti nell’economia e si riserva di adottare provvedimenti eccezionali. Ma c’è il rischio di un’economia sempre più “centralizzata”.

Astana (AsiaNews/Agenzie) – Il governo kazako immetterà 15 miliardi di dollari in contanti nell’economia nazionale entro il 2008, per attenuare le conseguenze della crisi mondiale. Lo ha annunciato il premier Karim Masimov durante il consiglio di Gabinetto del 20 ottobre, spiegando che 5 miliardi sono destinati a sostenere la liquidità delle banche.

La crisi finanziaria mondiale non risparmia l’economia del Kazakistan, il cui sviluppo ha grande bisogno di investimenti esteri. Per tranquillizzare i cittadini, il 16 ottobre il presidente Nursultan Nazarbaev, in una lunga intervista alla tv di Stato, ha assicurato che l’economia kazaka procederà in modo normale, perché sostenuta dai grandi giacimenti di petrolio, gas e minerali che hanno consentito al Paese di avere riserve in oro e valuta pari a oltre 51 miliardi. Nazarbaev ha anche garantito i depositi bancari fino a 5 milioni di tenge (circa 40mila dollari), ha promesso che pensioni e salari dei dipendenti pubblici saranno aumentati del 25% nel 2009 e di un altro 25% entro il 2010, ha promesso la costruzione di scuole e ospedali.

Ma la crisi ha già colpito alcuni settori, come quello edilizio, con migliaia di persone che hanno pagato interamente le case acquistate “in pianta” mentre le ditte costruttrici non sono riuscite completarle, per i forti aumenti dei prezzi di materie prime e denaro. Per questo lo Stato ha già destinato al settore 4,5 miliardi negli ultimi 2 anni e prevede di consegnare tutte queste abitazioni entro il 2009. Più in generale, il Prodotto interno lordo è cresciuto “solo” dell’8,5% nel 2007, dopo un robusto +10,7% del 2006. Ora il governo prevede una crescita del 5% nel 2008 e molti lo accusano di “eccessivo ottimismo”. L’inflazione è stata del 18,8% nel 2007 e anche se per il 2008 è stimata essere del 7,9-9,9%, molti esperti dicono che il governo sia intervenuto a “correggere” i dati reali per non allarmare popolazione e investitori esteri.

Soprattutto, l’economia appare ancora troppo dipendente dallo sfruttamento dei giacimenti di energia e dall’intervento statale, mentre resta insufficiente l’investimento privato. La Banca asiatica per lo sviluppo ha espresso “preoccupazione” per la situazione dell’inflazione e del settore bancario del Paese. Pur rilevando che “gli alti prezzi per petrolio, gas e minerali; la rapida crescita del consumo interno; e i conseguenti investimenti, hanno continuato a far crescere l’economia kazaka nel 2007”, ha aggiunto che, “comunque, questo comporta l’affronto di problemi, quali la necessità di controllare subito la crescente inflazione e di migliorare il sistema bancario del Paese adeguandolo alla nuova situazione”.

Anche il raccolto di cereali del “granaio” dell’Asia centrale è inferiore alle attese: un raccolto stimato di 17 milioni di tonnellate di grano nel 2008, sufficiente per il consumo interno e per un’ampia esportazione, ma molto inferiore ai 20,1 milioni del 2007.

Il governo opera in modo sempre più accentratore: a ottobre Nazarbaev ha ammonito che “chiunque progetti di usare l’attuale situazione per il proprio vantaggio personale e politico, magari diffondendo voci provocatorie, si deve aspettare una dura punizione”. Masimov ha aggiunto che il governo ha “carta bianca per un programma che stabilizzi l’economia e il sistema finanziario e ampi poteri per prendere decisioni anche eccezionali”.

Segno – dicono esperti – di un effettivo timore che l’inflazione interna e la crisi mondiale possano deprimere l’economia e suscitare malcontento e proteste. Molti ritengono che ciò può anzitutto portare a minori scambi con i Paesi più colpiti dalla crisi, Stati Uniti in testa, e a un aumento del commercio con Paesi pure emergenti come Cina e India.

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