11/10/2008, 00.00
CINA
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Cina, latte avvelenato: pena di morte per chi viola le leggi

Lo prevede la nuova normativa che regola la produzione nel settore caseario. Essa riguarderà l’intera filiera, dal singolo allevatore al rivenditore finale. Mentre il governo annuncia pene esemplari e nuovi fondi alla ricerca, per i genitori è quasi impossibile ottenere giustizia.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Pena di morte per chi viola le leggi in materia alimentare: è quanto prevede la nuova legge cinese, annunciata ieri dal Consiglio di Stato. Il provvedimento intende regolare in particolare il settore dell’industria casearia, travolto dallo scandalo melamina, e dare nuova fiducia ai prodotti cinese nel mercato mondiale.

Secondo la normativa saranno puniti tutti gli addetti alla filiera del settore del latte e dei suoi derivati: dall’agricoltore, al produttore, al distributore fino al rivenditore finale. Pesanti le pene per chi infrangerà la legge, in special modo per chi avvelena i prodotti per bambini, fino alla pena di morte prevista per chi “in maniera deliberata aggiunge sostanze illegali al latte fresco”.

Una presa di posizione che non serve però a restituire i neonati morti ai genitori, e nemmeno aiuta a curare gli avvelenati: oltre 53 mila secondo gli ultimi dati forniti, ma i numeri potrebbero essere maggiori. Ai parenti delle vittime, però, è negato anche il diritto di ricorrere alla giustizia e ottenere un risarcimento, mentre i tribunali sembrano ignorare le cause avviate da alcuni avvocati del Paese. “I genitori sono arrabbiati – riferisce Ji Cheng, avvocato di Pechino che ha avviato una causa contro la Sanlu nella provincia dell’Henan – e ciò di cui hanno bisogno è ottenere giustizia”.

La legge che regolamenta la qualità dei prodotti caseari, annunciata ieri dal governo, è la prima elaborata dal governo nel settore dopo i recenti scandali e prende in esame oltre 60 settori diversi che vanno dal mangime per gli animali ai supermarket, i distributori finali della merce. Essa prevede che non venga aggiunto nulla – di naturale o chimico, innocuo o tossico – ad alterare la purezza del prodotto a base di latte.

Il governo centrale, dal canto suo, ha promesso più fondi alla ricerca per migliorare i test sulla qualità dei prodotti e invita i funzionari locali e i governatori provinciali a comunicare con tempestività qualunque problema legato agli alimenti, ritenendoli in caso contrario direttamente responsabili.

Una scena già vista in passato con la Sars, quando si cercò di coprire lo scandalo per poi promettere la mano pesante una volta che questo esplose e divenne di dominio pubblico. Generando, allora come oggi, non poche preoccupazioni sull’affidabilità della Cina.

A cercare di migliorare l’immagine del Paese si sono messe in campo le agenzie e gli organi di stampa nazionali: secondo la Xinhua, voce ufficiale del Partito, gli ultimi test sul latte hanno dato tutti esito negativo. Le analisi avrebbero preso in esame oltre 113 prodotti a base di latte in polvere di 20 diverse aziende sparse in nove province del Paese. Analoghe prove sono state fatte per il latte fresco. Il China Daily pubblica un sondaggio secondo il quale la vendita dei prodotti caseari è tornata ad un livello simile a quello precedente lo scandalo, quasi l’80% del volume totale di mercato.

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