13/09/2013, 00.00
BANGLADESH
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Bangladesh, nessun risarcimento per i sopravvissuti del Rana Plaza e della Tazreen Fashion

di Nozrul Islam
Solo nove marchi internazionali su 28 hanno partecipato all’incontro di Ginevra per creare un fondo di risarcimento per le vittime del crollo delle due fabbriche tessili. Una fonte di AsiaNews nel Paese spiega: “Situazione molto complessa per l’inaffidabilità dei sindacati e le mafie locali”. Dopo gli incidenti vi sono però “segnali di cambiamento” da parte di imprenditori bangladeshi, che “le autorità devono sostenere”.

Dhaka (AsiaNews) - I grandi marchi internazionali non hanno raggiunto un accordo per risarcire le vittime dei disastri del Rana Plaza e della Tazreen Fashion, il cui crollo ha causato la morte di migliaia di persone in Bangladesh. Solo nove aziende su 28 hanno partecipato all'incontro, organizzato l'11 e il 12 settembre scorso a Ginevra dalla IndustriALL (federazione mondiale di sindacati) e presieduto dall'International Labour Organization. Tuttavia, fonti locali di AsiaNews - anonime per motivi di sicurezza - spiegano che "la situazione è molto più complessa di come non appaia. Da una parte vediamo segnali di cambiamento, dall'altra vi sono sempre le mafie locali che approfittano della situazione, a scapito dei lavoratori e di chi vuole fare le cose in regola".

L'accordo proponeva la creazione di un fondo di risarcimento da 74,6 milioni di dollari per i sopravvissuti del Rana Plaza e da 6,4 milioni di dollari per quelli della Tazreen Fashion. Tra i grandi assenti a Gineva figurano Wal-Mart, colosso statunitense e terzo rivenditore al mondo, e Benetton, azienda italiana d'abbigliamento. Entrambe le compagnie hanno giustificato la loro assenza per "mancanza di chiarezza" circa l'incontro. Primark, noto rivenditore di vestiti low-cost in Irlanda e Regno Unito, è l'unico marchio ad aver acconsentito all'istituzione del fondo.

"L'accordo - sottolinea la fonte di AsiaNews - prevedeva di far gestire il fondo dai sindacati locali, ma il problema in Bangladesh è che essi non hanno attenzione per gli operai, sono molto politicizzati. Un piccolo imprenditore straniero coinvolto in uno dei due incidenti non si è fidato e ha preferito fare una grossa donazione a un'associazione che si occupa della riabilitazione delle vittime. Dal punto di vista internazionale si tende a vedere solo l'aspetto più generale e anche questo crea dei problemi".

Tuttavia, la fonte riconosce che dopo i due crolli qualcosa si è mosso: "Da queste tragedie è nata una certa sensibilità tra gli imprenditori bangladeshi. Un esempio positivo è la Walton, una grande ditta locale. Nata come importatore e distributore di frigoriferi, da qualche anno produce da sé elettrodomestici e moto. Di recente ha inserito la mensa all'interno della struttura, preoccupandosi che i suoi operai possano nutrirsi in modo adeguato, mangiando cibo sano, e di conseguenza lavori meglio".

Si tratta di "piccoli passi", aggiunge la fonte, "che se da una parte fanno ben sperare, andrebbero anche sostenuti dalle istituzioni. Purtroppo siamo costretti a vedere ancora molti soprusi. Come un  datore di lavoro che ha aumentato gli stipendi ai suoi operai, ma poi in busta paga ha tagliato altre voci. O alcune giovani lavoratrici che per aver fatto 10 giorni di vacanza durante l'Id-al-Fitr [festa che chiude il mese sacro del Ramadan, ndr] è da un mese che non hanno il giorno libero a settimana e sono costrette a lavorare sette giorni su sette, perché già si sono 'riposate'". 

 

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