25/01/2008, 00.00
PAKISTAN
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Aree tribali: le Corti islamiche sostituiscono la Corte Suprema

di Qaiser Felix
Secondo una riforma di legge presentata dal governo ad interim della provincia della Frontiera nord-occidentale, in caso di ricorso non si dovrà interpellare la Corte Suprema ma le nuove Corti Qazi, in cui opereranno giudici “istruiti all’islam” con dei consiglieri scelti fra i religiosi locali.

Lahore (AsiaNews) – Il governo ad interim della provincia della Frontiera nord-occidentale (Nwfp) ha deciso di emendare il suo sistema giudiziario di stampo islamico – lo Shariah Nizam-e-Adl, approvato nel 1994 – per introdurre le nuove Corti Qazi, che verranno chiamate a sostituire la Corte Suprema di Peshawar, laica, in caso di ricorso giudiziario. La manovra, che secondo il governo locale serve a fermare l’estremismo e la militarizzazione della zona, mira in realtà a separare la gestione giuridica delle zone tribali dal resto del Paese creando una sorta di “oasi” guidata dalla legge islamica.

Il ministro provinciale della Giustizia, Mian Muhammad Ajmal dice: “Abbiamo deciso questo emendamento per un senso di correttezza territoriale. Dopo che sarà firmato dal governatore, le Corti della sharia potranno intervenire sui casi civili entro 2 mesi, e su quelli penali entro 1 mese”.

Secondo alcuni analisti, questa decisione separerà le aree tribali della Swat, del Dir e di Chitral dal resto della regione: esse riceveranno un trattamento speciale, basato su delle leggi di stampo religioso. Secondo il nuovo schema, infatti, i giudici dovranno seguire dei corsi di “perfezionamento islamico”, e saranno costretti a nominare degli “aiutanti” in sede di giudizio. Questi saranno scelti nel novero dei religiosi locali.

Syed Hiqbal Haider, segretario della Commissione diritti umani del Pakistan, commenta: “Siamo profondamente preoccupati da queste novità. Il modo in cui verrebbe gestita la giustizia renderà sempre più influente la posizione degli estremisti religiosi, che si troveranno fra le mani un grande potere”. Secondo Hina Villani, rappresentante speciale per i diritti umani del Segretario generale delle Nazioni Unite, questo progetto “rappresenta una battaglia per il controllo politico e territoriale, portata avanti dai signori della guerra con la scusa dell’islam”.

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