17/02/2012, 00.00
CINA – TIBET
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Al ritorno in Cina, centinaia di arresti fra chi ha pregato con il Dalai Lama

A fine dicembre, con il permesso delle autorità, circa 7mila tibetani sono andati in India per la festa religiosa della Bhodigaya, guidata dal Dalai Lama. Oggi, senza alcuna accusa formale, gli agenti stanno rastrellando e arrestando i partecipanti. Una fonte di AsiaNews: "Non vogliono più capire, cercano di trasformare il popolo in uno zombie".

Lhasa (AsiaNews) - Il governo centrale cinese ha ordinato un raid in Tibet per cercare di fermare le proteste anti-comuniste: in questi giorni si sono verificate centinaia di arresti e condanne alla rieducazione tramite il lavoro. Lo denuncia Human Rights Watch. La repressione è nata dopo che 7mila fedeli buddisti si sono recati dal Tibet in India per seguire gli insegnamenti del Dalai Lama.

La repressione cinese a questo gesto di sfida - compiuto comunque con il permesso delle autorità locali - era stata anticipata da AsiaNews che, in un articolo dello scorso gennaio [v. http://www.asianews.it/notizie-it/Pechino-soffoca-tre-manifestazioni-tibetane-e-l%E2%80%99informazione-23817.html] aveva intervistato un lama presente agli insegnamenti del leader buddista.

Secondo la fonte, Pechino non aveva compreso la portata dell'evento: «L'aumento della violenza anti-tibetana nasce dalla paura di Pechino, che vede nei tibetani un popolo che non si china più senza reagire ai loro soprusi. Alla fine di dicembre, sfidando la repressione e senza paura delle conseguenze, un gruppo di 6mila fedeli buddisti ha lasciato il Tibet ed è andato in India a seguire la Bhodigaya, una grande festa religiosa guidata dal Dalai Lama. In questo modo hanno dimostrato il loro amore per la libertà religiosa e hanno detto che non hanno paura della Cina".

Nel corso di questo incontro, "il Dalai Lama si è rivolto a loro e ha chiesto la fine di tutte le violenze, che non giovano alla causa tibetana e mettono a rischio vite umane preziose. Sono stati dei momenti molto toccanti: buona parte dei presenti non aveva mai visto il proprio leader religioso se non in foto, e diverse centinaia di persone si sono messe a piangere. Chiedono soltanto che possa tornare a casa".

Tuttavia, dopo la Bhodigaya, la Cina ha cambiato idea. Senza accuse precise, ha ordinato centinaia di arresti e lavaggi del cervello ai danni di coloro che avevano superato il confine: «Una violenza inaudita - commenta ancora la fonte di AsiaNews - che si spiega soltanto con la schizofrenia di un regime che non cerca più di capire o di confrontarsi. Vogliono un popolo composto da zombi». 

 

 

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