09/02/2009, 00.00
COREA DEL NORD
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A Pyongyang i bambini sono una forza lavoro a basso costo

di Pino Cazzaniga
Tranne che per quelli della capitale, ai minori di molte zone vengono sottratti gli alimenti loro destinati e diminuisce la scolarizzazione. Dalle Ong la richiesta di puntare ad una politica centrata sul rispetto dei diritti umani e non solo sulla denuclearizzazione.
Tokyo (AsiaNews) - Le recenti minacce del regime della Corea del nord hanno di nuovo messo in moto la diplomazia internazionale, che dà priorità al tema della denuclearizzazione. Per le organizzazioni non governative (ONG), invece, dovrebbe avere la precedenza quello della violazione dei diritti umani, la situazione dei quali sembra peggiorata nell’ultimo anno.
 
Sfruttamento dei bambini
 
La Corea del nord sta mobilitando i bambini delle regioni periferiche come forza lavoro a basso costo, devia alimenti ad essi destinati per favorire i bambini della capitale o i militari, e getta in centri di detenzione i minori i cui genitori sono nei campi di lavoro forzato, per motivi politici.
 
In una relazione a cura dell’“Asia center for Human Rights”, una ONG con base a Seoul, si legge: “In queste condizioni i bambini nelle regioni più povere trovano molte difficoltà a frequentare le scuole; quelli che vi rimangono sono costretti, a 14 anni, a un servizio pre-militare di due anni nel Corpo delle giovani guardie rosse”. Sembra poi che “il tasso di analfabetismo sia aumentato e che il livello complessivo degli studi sia diminuito in molte aree tranne che a Pyongyang e in qualche altra zona”.
 
La geografia politica della Corea del nord
 
Per quanto riguarda la situazione dei cittadini nella Corea del nord si distinguono tre fasce geografiche: 1) la zona della capitale, privilegiata. Gli abitanti di Pyongyang sono ritenuti, in qualche maniera, discendenti dell’elite comunista e dei militari che hanno fondato lo Stato. Sono ben nutriti e hanno ottima istruzione. 2) Le province periferiche: gli abitanti non possono lasciare il loro comune senza un permesso della polizia e vivono in costante povertà, che diventa miseria nel caso di carestie o crisi economiche. 3) I campi di concentramento, dove vengono relegati gli oppositori politici o chi tenta di fuggire all’estero.
 
È soprattutto sui Gulak nord-coreani che si focalizza l’attenzione delle ONG. A  dicembre un gruppo giapponese per i diritti umani (Japanese human rights group: No Fence in North Korea) ha sponsorizzato una conferenza internazionale per l’abolizione dei campi di concentramento (International Conference for the Abolition of Concentration Camps in North Korea). Secondo l’ospite principale, David Hawk, ricercatore americano sui diritti umani, “ci dovrebbe essere un’intenzione internazionale non solo per smantellare gli stabilimenti nucleari a Yongbyon, ma anche per chiudere i campi di prigionia nella Corea del nord”.
 
Secondo il gruppo di ricerca giapponese, nei campi di lavoro forzato sono rinchiusi 300mila prigionieri politici, molti dei quali vengono sottoposti a torture o a esecuzioni sommarie.
 
Il tema dei diritti umani come principio centrale della policy verso la Corea del nord
 
Le ONG, pur esplicando un’ importante opera di coscientizzazione, difficilmente potranno influire sulla Corea del nord senza un appoggio politico. Ne è cosciente il rabbino americano Abraham Cooper, vicepresidente della North Korea Freedom Coalition, un’organizzazione alla quale aderiscono oltre 70 ONG. Secondo lui la diplomazia focalizzata sulla denuclearizzazione non ha prodotto risultati concreti. Per questo ha esortato il nuovo presidente Barack Obama a cambiare tattica. “Il tema dei diritti umani - ha detto - dovrebbe diventare il principio centrale della politica degli Stati Uniti verso la Corea del Nord”, sottolineando che è stato proprio l’uso del tema dei diritti umani a portare significativi frutti nel porre fine alla guerra fredda.
 
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