Un gruppo di note attiviste per i diritti delle donne pachistane fermate dalla polizia che non ha esentato il corteo dal divieto di assembramenti scattato a causa della guerra. Mentre l'ong Minority Concern ricorda il dramma della doppia discriminazione delle ragazze delle minoranze, vittime di conversioni forzate, rapimenti e mancanza di accesso all'istruzione e al lavoro.
L’escalation militare tra Pakistan e Afghanistan arriva mentre il Fondo monetario internazionale sta valutando la terza revisione del programma di aiuti a Islamabad. La chiusura dei valichi di frontiera, l’aumento dell’inflazione e la crisi energetica aggravata dalla guerra in Medio Oriente rischiano di compromettere una già fragile ripresa economica.
I missili pakistani continuano a prendere di mira obiettivi politici e militari talebani in Afghanistan mentre l'Onu segnala almeno 66mila sfollati e per il momento decine di vittime civili. Il Pakistan deve affrontare anche la rabbia della comunità sciita dopo l’uccisione dell’ayatollah Ali Khamenei negli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
Il conflitto riesploso tra il Pakistan e i talebani rende ancora più precaria la posizione delle famiglie registrate come profughe dall'Unhcr ma senza disporre di un percorso chiaro di reinsediamento permanente. Spesso vivono in incognito per motivi di sicurezza, temendo di poter essere rimpatriate a Kabul, sotto un governo che le perseguita. L'appello di una donna: "Voglio che i miei figli possano crescere senza paure".
A Karachi numerosi i morti nel tentativo di assalto al consolato degli Stati Uniti. In tutto il Pakistan - Paese che ospita la seconda più grande comunità sciita - tensioni e divieto di manifestazioni pubbliche. Proteste anche in India da Lucknow al Kashmir. E nella città del Karnataka dove nel 1986 la Guida suprema iraniana inaugurò un ospedale.
Il 2 marzo 2011 l'allora ministro cristiano per gli Affari delle minoranze fu ucciso a Islamabad. La vita spezzata per le posizioni sui diritti dei gruppi marginalizzati e l'opposizione alle leggi sulla blasfemia. Non lasciò il Paese, nonostante le minacce di morte; la sua eredità vive in coloro che si battono ancora oggi contro le persistenti discriminazioni.