Il provvedimento di Naypyidaw contro l'incarica d'affari di Dili segue l’apertura di un procedimento giudiziario per presunti crimini di guerra commessi dall’esercito birmano. È la prima volta che un tribunale di un Paese del blocco regionale avvia un’azione legale contro un altro Stato membro. La vicenda evidenzia le profonde divisioni interne all'organizzazione, spaccata tra chi chiede maggiori pressioni e chi vuole un riavvicinamento dopo le controverse elezioni.
Nelle ultime settimane la campagna militare della giunta birmana è proseguita con raid su villaggi, mercati e monasteri, anche per mezzo della sorveglianza digitale. I militari rivendicano l’uso di armi “di precisione”, ma medici e testimoni denunciano un aumento della letalità. Min Aung Hlaing ha visitato le zone di conflitto nel Sagaing, si teme una nuova escalation.
Decisivi per l'economia ma ignorati dal dibattito pubblico: i lavoratori fuggiti dal Myanmar non erano presenti tra i temi dell'ultima campagna elettorale. Con la vittoria del premier thailandese Anutin Charnvirakul e del suo partito conservatore Bhumjaithai, molti si aspettano di vedere legalizzata la propria situazione, dopo che lo scorso anno sono stati approvati i permessi lavorativi dei rifugiati nei campi profughi in sostituzioni dei migranti cambogiani.
P. Nicholas Han Zaw Shing, ordinato da poche settimane e già sfollato a causa dei bombardamenti della giunta militare, è stato sbalzato dalla propria motocicletta e ha riportato diverse ferite. La Campagna internazionale per il bando delle mine antiuomo, che ha denunciato l'accaduto, ha ribadito che sia l'esercito birmano sia i gruppi della resistenza anti-golpe continuano a piazzare ordigni, creando le condizioni per decenni di ulteriore sofferenza.
Il Paese resta intrappolato in una guerra civile che ha devastato l’economia, moltiplicato gli sfollati e frammentato il controllo del territorio. Nonostante la prova di forza delle recenti elezioni la giunta militare controlla appena il 40% del terriorio. Oltre 20mila gli oppositori ancora detenuti, tra cui anche Aung San Suu Kyi. Le divisioni tra le milizie etniche. La popolazione civile ormai disillusa paga il prezzo più alto.
Le votazioni, svoltesi in tre fasi tra dicembre e gennaio, sono state rivendicate come una vittoria dal partito sostenuto dall’esercito che secondo i risultati ufficiali si è aggiudicato quasi tutti i seggi. L'esito era scontato, essendo state escluse le principali forze d'opposizione. Intanto l'Asean, sotto la presidenza delle Filippine, discute sulle tensioni nel Mar Cinese meridionale.