P. Nicholas Han Zaw Shing, ordinato da poche settimane e già sfollato a causa dei bombardamenti della giunta militare, è stato sbalzato dalla propria motocicletta e ha riportato diverse ferite. La Campagna internazionale per il bando delle mine antiuomo, che ha denunciato l'accaduto, ha ribadito che sia l'esercito birmano sia i gruppi della resistenza anti-golpe continuano a piazzare ordigni, creando le condizioni per decenni di ulteriore sofferenza.
Il Paese resta intrappolato in una guerra civile che ha devastato l’economia, moltiplicato gli sfollati e frammentato il controllo del territorio. Nonostante la prova di forza delle recenti elezioni la giunta militare controlla appena il 40% del terriorio. Oltre 20mila gli oppositori ancora detenuti, tra cui anche Aung San Suu Kyi. Le divisioni tra le milizie etniche. La popolazione civile ormai disillusa paga il prezzo più alto.
Le votazioni, svoltesi in tre fasi tra dicembre e gennaio, sono state rivendicate come una vittoria dal partito sostenuto dall’esercito che secondo i risultati ufficiali si è aggiudicato quasi tutti i seggi. L'esito era scontato, essendo state escluse le principali forze d'opposizione. Intanto l'Asean, sotto la presidenza delle Filippine, discute sulle tensioni nel Mar Cinese meridionale.
Alla vigilia dell’ultima fase delle elezioni organizzate dalla giunta militare, i bombardamenti aerei hanno colpito la popolazione civile in diverse regioni del Myanmar. Nel villaggio di Kawngjar, nello Stato Kachin, un attacco durante una preghiera funebre ha causato almeno 22 morti. Altri raid hanno colpito Magway e Sagaing. Il processo elettorale è terminato con intimidazioni, mentre le aree sotto il controllo della resistenza sono state escluse dal voto.
Un’organizzazione per i diritti umani ha presentato a Dili una denuncia contro la giunta del Myanmar per crimini contro l’umanità. La scelta di Timor Est, entrato di recente nell’ASEAN e segnato da una propria storia di occupazione e violenze, apre un nuovo fronte giudiziario nel sud-est asiatico. I generali di Naypyidaw hanno reagito con una protesta diplomatica, accusando Dili di violare il principio di non ingerenza previsto dalla Carta dell’ASEAN.
Si è svolta l’11 gennaio la seconda fase delle elezioni generali promosse dalla giunta militare del Myanmar. Il voto ha raggiunto anche aree contese e zone di conflitto, dove i militari hanno rivolto minacce ai civili e lanciato accuse di coercizione. Secondo le Nazioni Unite e osservatori indipendenti, il processo è privo di credibilità democratica e rappresenta un tentativo di legittimazione internazionale di un regime che continua a governare con la forza.