Messo da parte il generale Tašiev, rtenuto il vero uomo forte del Paese nell'ultimo quinquennio. Secondo quanto raccontato in un'intervista dallo stesso presidente alcuni parlamentari avrebbero cominciato ad alimentare contrapposizione tra lui e il responsabile del Gnkb. la sigla locale dell'ex-Kgb, in un Paese che nell'era post-svoietica ha già vissuto diversi colpi di Stato.
Mai quanto oggi gli americani si sforzano di dimostrare ai centrasiatici quanto la collaborazione reciproca può compensare l’inevitabile irritazione di Russia e Cina. L’impostazione dell’attuale amministrazione Trump sta mettendo da parte le questioni ideologiche, per concentrarsi sui vantaggi economici, trovando una sintonia molto maggiore con i “satrapi” storici della regione.
Una dodicenne kirghiza immigrata con la famiglia 7 anni fa è stata eletta a Sommières nell'organismo che promuove la partecipazione dei giovani alla vita pubblica. L'orgoglio dei genitori: "In Asia Centrale non c'è libertà di espressione neanche per gli adulti. Spero che un giorno mia figlia possa dare un contribto significativo alla vita del Kirghizistan".
A Majluu-Suu è a un passo dalla chiusura definitiva la storica fabbrica simbolo dell'elettrificazione dell'Unione Sovietica promossa da Vladimir Ilič. Le lampadine a incandescenza un tempo esportate anche all'estero oggi sono soppiantate da quelle a Led prodotte in Cina. Le autorità kirghize stanno cercando una riconversione degli stabilimenti, ma quasi il 60% degli abitanti della città ormai è emigrato in cerca di lavoro.
Per Dugin e Solov’ev le ex Repubbliche sovietiche “non hanno il diritto all’indipendenza” e devono riunirsi alla Russia per non finire schiave della Cina, dell’America o dell’Europa. Dai governi locali solo flebili proteste richiamando lo "spirito del partenariato strategico". Il sospetto che i due propagandisti dicano “quello che la dirigenza russa non vuole esprimere apertamente, ma che in realtà corrisponde ai suoi piani”
Il Giappone guarda alla regione con progetti da 20 miliardi di dollari in cinque anni. Si rafforza la politica si soft power del Sol Levante nell’area. Per i centrasiatici i giapponesi sono “partner molto affidabili e orientati a risultati pratici”. Elementi fondamentali sono lo sviluppo del capitale umano, programmi formativi e amministrativi, standard tecnologici e alta qualità dei progetti.