Il conflitto in Medio Oriente chiama in causa anche le repubbliche ex-sovietiche che storicamente hanno rapporti stretti con Teheran. Forte emozione a Baku per l'uccisione di Khamenei, che era di origini azere. L'Azerbaigian, che ha anche rapporti con Israele, crocevia per l'evacuazione dall'Iran dei cittadini stranieri. Dal Kazakistan Tokaev si chiera con i Paesi arabi ma invita a una "via pacifica" per la soluzione.
Secondo l'ultimo censimenti in Kazakistan si contano quasi 424 mila madri che vivono da sole con figli minorenni. Ad Astana un'imprenditrice ha avviato un'attività di volontariato che aiuta chi si trova a partorire senza nessuno accanto. E la sua idea ora è stata ripresa anche in Uzbekistan.
Mai quanto oggi gli americani si sforzano di dimostrare ai centrasiatici quanto la collaborazione reciproca può compensare l’inevitabile irritazione di Russia e Cina. L’impostazione dell’attuale amministrazione Trump sta mettendo da parte le questioni ideologiche, per concentrarsi sui vantaggi economici, trovando una sintonia molto maggiore con i “satrapi” storici della regione.
Intervenendo alla quinta assemblea nazionale di Kyzylorda il presidente ha presentato i parametri fondamentali delle modifiche costituzionali per far uscire il Paese dal dominio dei clan che lo hanno dominato per oltre un trentennio. Insistendo sulla necessità di mettere al primo posto la disciplina amministrativa, con la velocizzazione tecnologica al suo servizio.
Una figura totalmente sconosciuta al grande pubblico come il giovane costruttore Šakhmurat Mutalip si propone come acquirente per diversi miliardi di dollari della principale compagnia kazaca nel settore minerario, nuovo passo di una fulminea ascesa ad Astana. Il sospetto è che abbia ricevuto in dote l'eredità dei gruppi di potere che prosperavano all'ombra di Tokaev.
Per Dugin e Solov’ev le ex Repubbliche sovietiche “non hanno il diritto all’indipendenza” e devono riunirsi alla Russia per non finire schiave della Cina, dell’America o dell’Europa. Dai governi locali solo flebili proteste richiamando lo "spirito del partenariato strategico". Il sospetto che i due propagandisti dicano “quello che la dirigenza russa non vuole esprimere apertamente, ma che in realtà corrisponde ai suoi piani”