I vescovi si riuniranno fino al 15 per scegliere il nuovo patriarca. Il porporato dimissionario non parteciperà ai lavori e al voto per non “influenzare” la scelta. Rito antico della Chiesa d’Oriente che affonda le radici nella Mesopotamia, oggi vive una fase di difficoltà fra diaspora e guerre. Le sfide dell’ultimo decennio, fra Isis e revoca del decreto patriarcale.
Mentre gli occhi del mondo sono concentrati sul transito delle navi dallo stretto di Hormuz, c'è un'altra "risorsa economica" fondamentale che la guerra sta mettendo gravemente a rischio: il lavoro di quasi 40 milioni di lavoratori stranieri che in molte metropoli locali sono la maggioranza della popolazione. Una crisi prolungata, con una massiccia ondata di rientri, avrebbe conseguenze pesanti anche per i Paesi d'origine in Asia Meridionale, nel Sud-est asiatico e in altri Paesi arabi.
Ieri il primate caldeo ha presentato le dimissioni a papa Leone. La decisione ufficializzata oggi nella nota della Sala Stampa Vaticana. Nel suo messaggio ricorda di aver “guidato la Chiesa caldea in circostanze estremamente difficili e tra grandi sfide”. Sempre oggi la nomina in Pakistan del metropolita di Lahore e del vicario apostolico di Quetta.
Ad AsiaNews l’arcivescovo caldeo descrive una situazione di sospensione, ferme le scuole e università in un quadro di profonda instabilità. Il Kurdistan iracheno ancora una volta teatro di guerre altrui. La popolazione è “preoccupata” per il futuro e cerca di non farsi trascinare nel conflitto fra Israele e Stati Uniti con l’Iran. La preghiera dei cristiani per la pace, il ricordo di Francesco in Iraq e il sostegno di papa Leone.
Centrata da missili e droni la cappella ed edifici ecclesiastici dell’arcivescovado a Erbil. Donna caldea a Baghdad arrestato per aver celebrato l’uccisione di Khamenei, rischia quattro anni. Ad AsiaNews lo studioso iracheno: il Paese rischia di trasformarsi in arena per le potenze esterne per “regolare i conti” in sospeso. La crisi istituzionale alimenta i timori, serve un governo di emergenza.
A innescare le tensioni la nuova mappa presentata all’Onu da Baghdad che ridefinisce la sovranità in una zona contesa. Nel mirino due aree strategiche (Fasht Al Qaid e Fasht Al A’aij) sulle quali il Kuwait esercita una sovranità. In gioco vi sono questioni di carattere economico, storico e sociale, oltre alla definizione di corridoi commerciali strategici.