La controversia legata a una circolare del dipartimento degli Affari religiosi, virale sui social, secondo cui le decorazioni richiamano una festa cristiana. La ricorrenza sarebbe un evento religioso, non culturale, e solleverebbe “questioni legate alla fede”. Ma per esperti e funzionari un simile provvedimento viola lo spirito di tolleranza e apertura del Paese.
L’inviato speciale cinese Deng Xijun a Phnom Penh per rilanciare la mediazione sul cessate il fuoco. L’oppositore cambogiano Sam Rainsy attacca Hun Sen e il governo che soffiano sul conflitto per mascherare lo “scontro personale” con Thaksin Shinawatra. Appello di 30 ong thailandesi e cambogiane per la tregua, la guerra colpisce solo “le persone”.
Il regime ha ordinato alle chiese dello Stato settentrionale, dove vive una consistente comunità cristiana, di celebrare le messe natalizie entro il 20 dicembre. Vietato qualsiasi evento pubblico legato alla festa il 25. I funzionari giustificano il provvedimento con difficoltà logistiche. Rabbia e frustrazione fra i fedeli: "Ci opprimono con le armi e ora cercano di opprimere il nostro spirito".
Le inondazioni soddisfano tutti i criteri per essere considerate una catastrofe: milioni di persone colpite, danni significativi a proprietà e infrastrutture e capacità locali insufficienti. Ma l’esecutivo centrale sospende la decisione. La dichiarazione non è solo questione formale, ma risponde a criteri prestabiliti. Il governo provinciale di Aceh valuta la richiesta di aiuti all’Onu.
L'appello diffuso insieme dai tre presuli mentre per il sesto giorno consecutivo continuano i raid aerei e i colpi di artiglieria lungo gli 800 chilometri di confini tra i due Paesi. "Preghiamo per tutte le vittime e affermiamo la vicinanza dei nostri cuori a tutte le famiglie sfollate, in particolare ai bambini, ai malati e alle persone vulnerabili". Anche la Conferenza episcopale thailandese mobilitata per le comunità colpite dal conflitto..
Il ministero per l'Energia vorrebbe far ripartire dalla provincia di Pangasinan la produzione di energia atomica nelle Filippine con la costruzione di un impianto da 1.200 megawatt. In una lettera pastorale l'opposizione dei presuli della regione dove sorgerebbe la centrale: "Dopo Fukushima si scelga la prudenza, investendo nelle energie rinnovabili che garantiscono sicurezza, resilienza e un vero sviluppo a lungo termine per il nostro popolo”.