Nell'era dei sovranismi l'Azerbaigian riscopre uno degli imperi più grandi e longevi del mondo musulmano per rivendicare le radici storiche della sua statualità ion contrapposizione con Teheran. Lo storcio Akhmedov: "Andrebbero studiate le riforme politiche ed economiche del suo fondatore Šakh Ismail Khataj". Le vicende antiche come chiave per leggere le battaglie di oggi della dinestia degli Aliev.
Le ricadute della presidenza Trump sugli equilibri della regione, il ritorno delle opportunità per Gazprom e Rosatom in Uzbekistan e in Kazakistan, lo stallo dei negoziati tra Armenia e Azerbaigian, lo scontro politico in Georgia: le previsioni degli analisti sui temi più importanti del 2025 in Asia Centrale e nel Caucaso.
Il 29 dicembre scade il mandato della presidente Salome Zurabišvili che sostiene le proteste popolari che continuano da tre settimane contro i brogli nelle elezioni vinte dal Sogno Georgiano, che ha "congelato" il progetto di integrazione europea. Chiede entro quella data la convocazione di nuove elezioni, mentre il premier Iraklij Kobakhidze minaccia di aprire una procedura penale nei suoi confronti.
La denuncia in un lungo rapporto di Article18, Csw, Open Doors e Middle East Concern. Per i migranti un futuro incerto e il rischio, in caso di ritorno in Iran, di abusi e violenze. Nel 2023 il 20% dei richiedenti asilo in Georgia proveniva dalla Repubblica islamica, il 90% fuggiva dopo essersi convertito al cristianesimo.
La dichiarazione del primo ministro Iraklij Kobakhidze dell’interruzione fino al 2028 delle trattative per l’ingresso nell’Unione Europea ha reso lo scontro ancora più duro, mentre la Corte costituzionale ha confermato l'esito delle contestate elezioni. La polizia utilizza idranti e gas lacrimogeni e ha già arrestato centinaia di persone. Anche l'ex-premier Georgij Kvirikašvili, già presidente del partito di maggioranza, si è schierato con chi protesta.
Per la prima volta dalla “rivoluzione di velluto” del 2018 il premier armeno si è mostrato con il volto rasato dalla barba. Un gesto per ammiccare alla necessità di “riportare a zero” il Paese, un’espressione da lui usata sempre più spesso per invitare a “guardare all’Armenia reale e non al Paese dei sogni".