Vescovo di Kontum: contro gli attacchi alla libertà religiosa, servono pazienza e dialogo
Ho Chi Minh City (AsiaNews) - “Nella nostra vita, le difficoltà sono una costante quotidiana, ovunque e in ogni momento. Vi sono difficoltà che riguardano gli individui, le famiglie e la comunità nel suo complesso. […] Ma quando si devono affrontare una serie di problemi, è necessario mostrare pazienza, farsi promotori del dialogo con le autorità. Solo così si potranno davvero risolvere al meglio tutte le questioni”. È quanto racconta ad AsiaNews mons. Michael Hoàng Đức Oanh, vescovo di Kontum, nell’omonima provincia negli altipiani centrali del Vietnam. Di recente un distretto della diocesi è stato oggetto dell’attacco delle autorità comuniste locali, che hanno minacciato di abbattere 22 cappelle usate per funzioni e preghiere. Per questo, pur fra vincoli e restrizioni alla libertà religiosa, il prelato esorta a usare dialogo e moderazione per risolvere i conflitti.
La diocesi di Kontum, negli altipiani centrali del Vietnam, è stata eretta nel 1884 e conta oggi circa 250mila fedeli su un totale di 1,2 milioni di abitanti, la metà dei quali appartenenti alle minoranze etniche. Rispondendo all’invito lanciato da papa Francesco a rafforzare il cammino della Nuova evangelizzazione, il prelato si rivolge a tutta la comunità dei fedeli perché “seguano la strada tracciata da Gesù”.
Mons. Michael Hoàng Đức Oanh ricorda la controversia sorta nel distretto di Djak Tô, dove i fedeli - in maggioranza membri di minoranze etniche - erano costretti a percorrere fino a 100km a piedi per partecipare alle celebrazioni. Nell’area sono sorti luoghi di preghiera temporanea, che non bastano però a rispondere alle esigenze della comunità.
Fra le varie questioni irrisolte, ricorda il prelato, vi è il nodo legato ai luoghi di culto che possono essere “di tre tipi”. Il primo è quello delle “decine di chiese” costruite in modo “consono” e rispettando le norme di legge; esse dispongono di un pastore e sono gremite da migliaia di fedeli. Vi sono poi una ventina di chiese “del secondo tipo”, che non hanno ancora ricevuto “il benestare” da parte delle autorità e questo ha causato problemi e tensioni. Infine, le centinaia di luoghi temporanei “del terzo tipo” (tende dedite al culto) sorti in ciascuno delle centinaia di villaggi che formano la diocesi e anch’essi in attesa di approvazione.
Altro nodo fonte di controversia, come prevede la Legge 92 sulle Religioni, la registrazione di sacerdoti e religiosi a capo delle comunità, i quali sono costretti a sottoporre ogni anno - entro il 15 ottobre - il programma pastorale. “Chiediamo alle autorità di non dover ripetere sempre la procedura” afferma mons. Michael, perché fonte di “problemi” e lungaggini burocratiche. “Mi auguro che il governo - conclude il vescovo - deciderà di abbandonare la pratica della ‘registrazione sulle religioni’, perché [per ogni informazione] vale il calendario liturgico annuale”.
Oggi in Vietnam, a fronte di una popolazione di circa 87 milioni di persone, i buddisti sono il 48%; i cattolici poco più del 7%, seguiti dai sincretisti al 5,6%; infine, vi è un 20% circa che si dichiara ateo. Pur essendo una minoranza (sebbene significativa), la comunità cristiana è attiva nei settori dell'educazione, sanità e sociale. Di recente i vescovi vietnamiti - fra i relatori lo stesso vescovo di Kontum e il vescovo di Vinh - hanno criticato con forza una proposta di legge su “Fede e religione” di Hanoi, che viola la libertà di culto e ne limita la pratica. Una norma, aggiungono i prelati, che contrasta con la Dichiarazione universale dei diritti umani e la Costituzione della Repubblica socialista del Vietnam che, in linea di principio, tutela la pratica del culto.
25/01/2021 12:53