27/02/2025, 14.22
ISRAELE - PALESTINA
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Sondaggio tra la gente di Gaza: nuova leadership dopo Hamas

È quanto emerge in un'indagine condotta nella settimana dopo l'inizio del cessate il fuoco dall'istituto di ricerca palestinese Isep. Oltre la metà degli interpellati sono convinti che la tregua possa reggere. Solo il 5% vorrebbe ancora la Striscia sotto il controllo del movimento radicale. 

Gerusalemme (AsiaNews) - Un recente sondaggio elaborato da The Institute for Social and Economic Progress (Isep), pur tenendo conto delle estreme difficoltà nelle modalità di rilevamento e nella campionatura degli intervistati, mostra paure e speranze della popolazione di Gaza dopo oltre 500 giorni di guerra. Cruciale, al riguardo, è la firma del fragile cessate il fuoco fra Israele e Hamas la cui prima fase scade proprio in questi giorni, e che è servita per restituire - almeno in parte - speranza di un futuro migliore. Oltre il 60% degli interpellati, infatti, ritiene “con forza” che “tutte” le fasi concordate della tregua riusciranno a reggere, mentre il 30% è convinto di una “stabilità” del patto che, seppur fra incidenti e minacce, è servito a fermare la macchia bellica dello Stato ebraico nella Striscia. 

Isep è una realtà indipendente dedicata a trasformare la vita dei palestinesi e di altri nella regione a livello sociale, politico ed economico. L’istituto conduce ricerche nel campo delle scienze sociali all’avanguardia, basati su progetti sperimentali e sondaggi di opinione rivolti al pubblico, alla società civile e alla classe politica. L’ultimo rilevamento, relativo a Gaza, è stato effettuato nell’ultima settimana di gennaio e ha coinvolto la popolazione adulta (oltre i 15 anni di età), con 400 rispondenti originari di 34 località comprese nei governatorati di Deir Al Balah e Khan Younis. 

Il riferimento è al luogo di origine delle persone, perché con una popolazione della Striscia (due milioni in totale) all’80% composta da sfollati e devastazioni superiori al 50% è pressoché impossibile trovare oggi persone nelle proprie case o nell’area nativa. Il rilevamento è stato inoltre effettuato mediante opinioni raccolte per strada fra gli sfollati, interviste faccia a faccia con domande chiuse e una quota di campionamento. 

Per quanto riguarda il raggiungimento della tregua, per due palestinesi di Gaza su tre (il 67,9%) il merito è del presidente Usa Donald Trump, seguito dal Qatar, dall’Egitto e da Hamas, mentre solo il 20% attribuisce un qualche merito al predecessore alla Casa Bianca Joe Biden. Va precisato, però, che queste opinioni sono state raccolte prima dell'incontro alla Casa Bianca con Netanyahu con l'inizio della campagna sulla "riviera del Medio Oriente", al centro anche del grottesco video diffuso ieri.  

Più significativo è probabilmente l’approccio verso Hamas, il movimento estremista islamico che governa la Striscia e il cui attacco a Israele il 7 ottobre 2023 ha scatenato il terribile conflitto con i suoi 48mila morti palestinesi, oltre ai 1200 israeliani. Solo il 5% dei gazawi vorrebbe ancora i miliziani come “autorità di comando” post-conflitto e solo un 12% si aspetta che “governeranno” ancora la Striscia. Di contro, il 37,9% “vuole” un governo di unità, mentre il 32% Fatah e il 24,1% le forze arabe. Al contempo, il 40,3% “si aspetta” un governo di unità, il 24% Fatah e il 22,6% le forze arabe. 

Significative anche le risposte riguardanti future elezioni a Gaza: il 60% degli interpellati si dice pronto a sostenere candidati in rappresentanza di Fatah o indipendenti, mentre personalità appartenenti ad Hamas avrebbero il voto di un misero 5% della popolazione. 

A preoccupare oggi è soprattutto la realtà economica, la devastazione delle infrastrutture e la mancanza di un lavoro: infatti l’89% degli interpellati non ha “nessun mezzo” per ricostruire la propria vita e oltre il 51% dice di “non essere preparato” ad usare prestiti investendo denaro in progetti di ricostruzione. Inoltre, il 54% vorrebbe riprogettare da zero la Striscia e costruirla “meglio” di quanto non fosse prima della guerra. Infine, la grande maggioranza punta il dito contro le bande criminali e Israele per la dispersione degli aiuti (e solo in minima parte contro Hamas), questione centrale e forse la principale fonte di preoccupazione per gli abitanti oggi.

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