Le tessere annonarie (digitali) della Russia di Putin
Carte di debito e diversi generi di talony, i “tagliandi” degli anni di vacche magre come nella perestrojka di Gorbačev, stanno diventando sempre più diffusi e capillari nella Russia di oggi. Ma con mille rubli caricati al mese sono ben poco per far fronte alla crisi economica. E c'è chi torna a chiedere di regolare dall'alto i prezzi dei generi di prima necessità alla maniera tipicamente sovietica.
Mosca (AsiaNews) - Ai tempi sovietici era abituale andare a fare la spesa con la regola “non più di un chilo per mano”, e il ritorno a un sistema economico simile e determinato dalle guerre nella Russia di oggi ha riportato anche all’uso delle tessere annonarie, e del razionamento degli acquisti. Non sono più delle vere e proprie tessere, ma nei surrogati delle carte di debito e diversi generi di talony, i “tagliandi” degli anni di vacche magre come nella perestrojka di Gorbačev, il sistema sta diventando sempre più diffuso e capillare.
Come questo si accordi con i proclami putiniani della “impetuosa crescita del benessere” dei russi è difficile da comprendere, ma ormai è in corso una vera e propria maratona tra le cento regioni della Federazione russa, per inventarsi le modalità più presentabili nella distribuzione limitata dei generi alimentari e di consumo quotidiano. Le autorità centrali e locali s’inventano le denominazioni più accattivanti, per cercare di mascherare il vero senso di tali procedure, come ad esempio il governatore della regione di Uljanov, Aleksej Russkikh, che ha firmato un accordo con la holding commerciale X5 Group per realizzare i cosiddetti “certificati elettronici”. Questi verranno utilizzati per ottenere sussidi statali in favore della parte della popolazione che si trova in “difficili condizioni di vita”, per fare acquisti nei principali centri commerciali, con grandi sconti su latte, carne, frutta e verdura.
In realtà, come hanno notato alcuni giornalisti, l’aiuto di questi “certificati” è molto relativo, in quanto vengono caricati mensilmente sulla carta appena mille rubli, 11 dollari al corso attuale, da prendere nello spirito ironico del detto russo “e non fatevi mancare niente”. Anche nella regione di Kaliningrad si distribuiscono le “carte sociali alimentari”, pensate dal governatore Aleksej Bezprozvannikh per le persone a basso reddito, anzitutto gli anziani con la pensione minima, e soluzioni simili sono già in corso nelle regioni siberiane ed estreme orientali, come in quella di Amur e nella Kamčatka.
Appare evidente che queste misure fantasiose sono legate alla crisi economica in cui la Russia sta scivolando sempre di più, in seguito alla follia della guerra che ha generato le sanzioni internazionali, e ha convertito la produzione industriale sempre più per le necessità belliche. Ora le soluzioni appaiono improvvisate e affannose, quando in realtà se ne parlava già da anni, come quando nel 2018 il ministro dell’industria e del commercio Denis Manturov aveva annunciato un programma di “reddito di cittadinanza”, che poi non si era realizzato. Ora invece non si può più rimandare, e le concessioni simboliche di mille-duemila rubli al mese non possono certo risolvere il problema per un’enorme fascia della popolazione russa.
Alcuni deputati propongono, più che l’elargizione di piccole somme, di dare ai possessori delle carte annonarie la possibilità di acquistare prodotti a “prezzi sociali”, di fatto cominciando a regolare dall’alto alla maniera tipicamente sovietica il mercato di carne, pesce, latte, uova, farina, pane e altri generi alimentari di prima necessità. Questo è il cosiddetto “corridoio dei prezzi” presentato dal partito “Russia giusta – Per la verità”, chiedendo alle autorità centrali di intervenire di fronte ad improvvisi aumenti dei prezzi dei “generi alimentari socialmente significativi”, non solo per i più bisognosi, ma per tutte le vendite al dettaglio.
Per ora non vi sono reazioni particolarmente negative da parte della popolazione, e i propagandisti insistono sulla considerazione che “carte e talony sono una cosa buona, negli Usa li usano da sempre per aiutare i più poveri”. Alcuni però cominciano ad esprimere apertamente delle critiche, come il “cremlinologo” Pavel Moskovskij, secondo il quale il sistema è “estremamente corrotto e inefficace”, e sarebbe meglio concedere semplicemente alle persone a basso reddito la scelta dei prodotti a loro più necessari, alimentari o meno. Invece, come ai tempi della pandemia, Putin continua la sua linea di “non dare soldi alla gente, solo cinque rubli prima delle elezioni”.
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