04/04/2025, 08.26
KIRGHIZISTAN-TAGIKISTAN
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I vantaggi della pace tra Dušanbe e Biškek

di Vladimir Rozanskij

Con l'accordo sulle frontiere dopo quattro anni di gelo ristabiliti i collegamenti aerei e riaperte le vie commerciali. L'accordo può aprire una stagione di grande crescita economica, soprattutto per il Tagikistan, il Paese più arretrato di tutta l’Asia centrale.

Dušanbe (AsiaNews) - Il recente accordo di demarcazione delle frontiere tra Kirghizistan e Tagikistan, firmato lo scorso 13 marzo dopo anni di tensioni e scontri, è uno dei pochi esempi di soluzione dei conflitti tra i vicini in questo periodo particolarmente tribolato, come ha sottolineato anche papa Francesco nel testo dell’Angelus di domenica 30 marzo. Gli esperti di Asia-Plus sottolineano che tale accordo può aprire una stagione di grande crescita economica, soprattutto per il Tagikistan, il Paese più arretrato di tutta l’Asia centrale.

Nel testo dell’accordo, ratificato dai rispettivi parlamenti il 18 e 19 marzo, sono elencati 15 punti riguardanti la collaborazione tra i due Paesi. Sarà formato un consiglio intergovernativo, allo scopo principale di aumentare la bilancia commerciale comune fino almeno a mezzo miliardo di dollari, e come atto dimostrativo i due presidenti, Sadyr Žaparov e Emomali Rakhmon, hanno inaugurato on-line due grandi centri commerciali da entrambe le parti delle zone di frontiera, il Guliston-Kyzyl Bel e il Madanijat-Kajragač, collegati da nuove linee di autobus.

Il 14 marzo la compagnia privata tagica Somon Air ha effettuato il primo volo da 4 anni da Dušanbe a Biškek, che dal 23 marzo è diventato regolare. Il 16 marzo anche la compagnia kirghisa Asman Airlines ha aperto la tratta aerea da Biškek a Khudžand, che diventerà regolare dall’8 aprile. Le parti si sono anche accordate a verificare la linea di connessione tra le stazioni Sogd-500 e Datka, nell’ambito del progetto Casa-1000.

Il commercio tra i due Paesi, dopo la chiusura delle frontiere ad aprile 2021, era crollato di 3,3 volte, dai quasi 40 milioni di dollari del 2020 ai 12 milioni del 2024. Gli scambi venivano effettuati in flussi molto ridotti attraverso Paesi terzi, soprattutto tramite l’Uzbekistan, e il 93% di essi era costituito dalla consegna di articoli kirghisi in Tagikistan. In generale, la percentuale del commercio con Biškek per il bilancio di Dušanbe si era ridotta allo 0,1% negli ultimi 9 mesi, e l’apertura delle frontiere potrebbe farlo risalire almeno al livello del 2020.

Gli esperti ritengono che l’obiettivo di arrivare a 500 milioni di dollari non sia realistico né sul breve, né sul medio periodo, anche se il potenziale di ampliamento dei mercati non è da sottovalutare. In effetti, entrambi i Paesi sono privi di risorse petrolifere ed energetiche, cosa che li condanna a rimanere in posizione marginale rispetto ai vicini del Kazakistan, Uzbekistan e perfino del Turkmenistan. Le economie kirghisa e tagica si sviluppano parallelamente soltanto nell’esportazione di materie prime generiche e “non critiche”, importando articoli di produzione estera.

Dal Kirghizistan viene soprattutto il carbone e il petrolio russo raffinato, alcuni articoli di produzione kazaca e cinese, che venivano acquistati dai commercianti tagichi nel famoso mercato Dordoj di Biškek. Dal Tagikistan arrivano anzitutto i prodotti agricoli, come frutta e verdura, e anche alcuni materiali per l’edilizia. A soffrire per la chiusura dei confini sono stati più di tutti gli abitanti delle zone di frontiera, che dipendevano dagli scambi commerciali legati per tradizioni secolari ai mercati frontalieri, dove si poteva vendere e comprare di tutto. Fin da tempi antichi c’era l’abitudine di incontrarsi al martedì nel villaggio kirghiso di Arka nella regione di Batken, e la domenica in quello tagico di Khistevarz Sogda.

Oltre a prodotti e articoli di mercato, i due Paesi avevano subito un forte calo anche nell’offerta dei servizi, considerando anche che il conflitto era scoppiato nel pieno della pandemia di Covid-19. I trasporti via terra e aerei, le connessioni telefoniche, i servizi alberghieri e le linee elettriche si sono mantenuti su livelli medio-bassi, e ora si attende una grande crescita proprio in questi settori. I tagichi avranno la possibilità di fornire articoli di produzione cinese a buon mercato, attraverso le vie settentrionali del Paese, e il Kirghizistan si è impegnato a fungere da mediatore per esportare la produzione tagica sul mercato dell’Unione economica eurasiatica. Serviranno investimenti significativi nei settori reciproci più interessati allo sviluppo, e questo comporterà il coinvolgimento ulteriore dei grandi partner internazionali, Russia e soprattutto Cina, ma anche l’Unione Europea.

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