I pescatori dello Sri Lanka nelle reti geopolitiche di Cina e India
A giugno Pechino ha stanziato oltre 5 milioni di dollari in aiuti, attrezzature e assistenza. In precedenza anche l’India aveva investito miliardi di rupie in progetti di sviluppo. L’accusa verso i pescatori indiani che usano reti a strascico: “Se questa pratica continua, in futuro non rimarrà più alcun pesce nelle nostre zone”.
Colombo (AsiaNews) - I pescatori del nord dello Sri Lanka rischiano sempre di più di rimanere imbrigliati nelle reti della geopolitica regionale, in seguito all’emergere della Cina quale nuovo attore che cerca di inserirsi con crescente insistenza nello scontro fra Colombo e Delhi. Al centro della controversia fra i due Paesi dell’Asia del sud la pratica della pesca a strascico illegale delle imbarcazioni battenti bandiera indiana nelle acque territoriali dello Sri Lanka. Diversi lavoratori delle isole settentrionali come Delft, Kayts, Eluvaithivu, Mandaithivu, Nainathivu e Punkudithivu hanno indetto una manifestazione di protesta davanti agli uffici del Dipartimento della pesca per il 27 febbraio, perché questo metodo finirebbe per privarli dei mezzi di sussistenza.
Nel giugno scorso Pechino ha donato 1,5 miliardi di rupie (oltre 5 milioni di dollari) in aiuti umanitari, attrezzature per la pesca, alloggi prefabbricati e pacchetti alimentari di razioni secche per i pescatori delle province settentrionali e orientali, il più grande invio del dopoguerra. In precedenza, nel 2023 la Cina aveva già rafforzato la sua assistenza ai pescatori donando 150 litri di cherosene per barca a 27mila pescherecci in tutto lo Sri Lanka. In quest’ottica di concorrenza crescente, anche l’India ha investito miliardi di rupie in progetti di sviluppo, miglioramento dei mezzi di sussistenza e infrastrutture nella Provincia del nord.
Nonostante l’assistenza straniera, i pescatori del Nord rimangono scettici sull’impegno del governo di Colombo nel risolvere le loro annose rivendicazioni. Nel frattempo, almeno 67 enormi pescherecci indiani a strascico meccanizzati, sequestrati l’anno scorso dalle Autorità della pesca, sono ancorati ai moli dell’isola, negando spazio alle barche dei pescatori locali fino a quando non saranno messi all’asta. Arul Rubatheesan (53 anni), Malcolm Jeyarajah (50 anni) e Raj Sinniah (45 anni), leader della comunità di pescatori, hanno spiegato ad AsiaNews i molti problemi che devono affrontare: “I nostri pescatori hanno varietà di reti specifiche con fori di varie dimensioni per la pesca, ma i colleghi indiani spazzano via tutto. Se questa pratica continua, in futuro non rimarrà più alcun pesce nelle nostre zone di pesca tradizionali”.
Secondo Annalingam Annarasa, segretario della KaytsFishermen Cooperative Society, i pescatori sono convinti che anche questo governo potrebbe “non affrontare” problemi che si trascinano irrisolti da troppo tempo. L’esecutivo dovrebbe applicare rigorosamente la norma e i recenti emendamenti alla legge sulla pesca (Fisheries and Aquatic Resources Act 1996, No. 2 of 1996). I vertici di Colombo, si domanda il leader del movimento della pesca, stanno mettendo “noi [abitanti del Nord] contro i pescatori indiani per ottenere vantaggi politici e geopolitici?”.
S. Anthony Vimalathas, presidente dell’Unione dei pescatori di Mandaithivu, spiega come nell’area “per diversi giorni abbiamo visto pescherecci indiani a 3,5 miglia nautiche dalla costa. La scorsa settimana, i pescatori di Gurunagar, a Jaffna, hanno scoperto un’enorme rete da pesca a strascico indiana abbandonata e hanno trovato nella rete pesci che andavano dal novellame a quelli più grandi”. Il totale del pescato è stato stimato in 400mila rupie, ma comprendeva in larga parte specie di piccola taglia o appena nate, evidenziando in questo modo l’impatto “devastante della pesca a strascico sulle risorse marine dello Sri Lanka. Abbiamo informato - avverte - la Marina, ma i pescatori non sono stati arrestati. Anche le reti dei nostri pescatori sono state danneggiate. Siamo esausti di presentare denunce, mentre le autorità tacciono sulla questione”.
I pescatori di Palaly, a 30 minuti da Jaffna, nella Provincia del Nord, hanno assistito “all’arrivo di pescherecci a strascico dal Tamil Nadu, che assomigliano a un kovil thiruvizha [festival del tempio di Indù]: centinaia di barche con luci brillanti si presentano oltre le 8 di sera per ‘pescare a strascico’ ogni specie ittica sul loro cammino, causando danni ambientali e perdita di reddito”. Se si impedisce ai pescherecci indiani di entrare nelle nostre acque, avvertono, “saremo in grado di guadagnarci da vivere decentemente” conclude la nota dei pescatori di Palaly Nord. Infine, a Mandathivu, molte famiglie hanno rifiutato le confezioni di riso cinese distribuite dai sindacati della pesca perché “il riso era appiccicoso e poco appetibile”. Attualmente, circa 100 kg di riso sono conservati per mesi nei nostri magazzini. “Non abbiamo bisogno di dipendere dall’assistenza umanitaria, se il governo - concludono i pescatori - può garantire che le leggi del Paese vengano applicate correttamente nei nostri mari”.