03/04/2025, 13.34
CAMBOGIA - USA
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I dazi di Trump: il 'record' di Phnom Penh

di Steve Suwannarat

Tra le tariffe annunciate ieri sera dagli Stati Uniti la più alta in assoluto è quella del 49% che andrà a colpire le importazioni dalla Cambogia. Phnom Penh teme gravi conseguenze per la propria crescita e occupazione. Secondo diversi osservatori l’obiettivo reale dell’amministrazione Trump sarebbe colpire indirettamente la Cina, che avrebbe sfruttato la rete di produzione nel sud-est asiatico soprattutto per il tessile, ma l'effetto sarà probabilmente opposto.

Phnom Penh (AsiaNews) - I nuovi dazi del 49% imposti dall’amministrazione Trump sulle importazioni dalla Cambogia, in vigore dal prossimo 9 aprile, pongono il Paese in cima alla lista degli Stati colpiti, insieme alle altre nazioni del sud-est asiatico, e costringono ora Phnom Penh a una riflessione approfondita sulla situazione, valutando con attenzione possibili contromisure. Pesano anche le ragioni fornite dagli Stati Uniti per giustificare l’aumento: secondo la lista mostrata da Trump - che è basata sugli squilibri della bilancia commerciale e non sulle misure effettivamente in vigore - la Cambogia imporrebbe "dazi fino al 97% sui beni provenienti dagli USA", che assorbono oggi il 37,9% delle esportazioni cambogiane.

Come dichiarato dal portavoce del ministero dell’Economia e delle Finanze cambogiano, Meas Soksensan, un gruppo di lavoro è stato immediatamente convocato per valutare l’impatto del provvedimento. La commissione “ha esaminato le conseguenze e toccherà ora a noi attuare misure specifiche e complessive per risolverlo assicurando che la nostra economia continui a essere competitiva e positiva per crescita e impieghi”, ha affermato Soksensan.

Al centro della disputa commerciale vi è l’ampio disavanzo a favore della Cambogia. Nel 2024 l’interscambio ha raggiunto i 10,18 miliardi di dollari, con un incremento dell’11,2%. Tuttavia, le esportazioni statunitensi verso la Cambogia si sono fermate a 264,14 milioni di dollari. 

Da questi dati appare chiro che la Cambogia rischia di subire le conseguenze più gravi, nonostante la speranza di Phnom Penh di una revisione dei dazi, ma anche sull’economia americana ci saranno ricadute. La Cambogia, classificata ancora come Paese a medio-basso reddito, registra un tasso di povertà del 17,8% secondo la Banca asiatica per lo sviluppo. Inoltre, il Paese resta fortemente influenzato dalla Cina: dopo quasi quarant’anni di governo di Hun Sen, il potere è passato al figlio Hun Manet, ma la linea politica resta strettamente legata agli interessi di Pechino.

Oltre la metà delle aziende cambogiane attive nei settori dell’abbigliamento, calzature e accessori – che rappresentano la principale voce dell’export con circa 14 miliardi di dollari lo scorso anno – sono di proprietà cinese. Per questo da tempo si sospetta che una parte dell’export cinese utilizzi Paesi alleati della regione per aggirare i dazi imposti a Pechino, sfruttando condizioni commerciali più favorevoli.

Secondo diversi osservatori, l’amministrazione Trump intenderebbe colpire indirettamente la Cina prendendo di mira economie come quelle di Cambogia, Vietnam, Indonesia, Laos, Myanmar e Thailandia. L’obiettivo sarebbe quello di frenare gli investimenti cinesi all’estero, influenzando le esportazioni dei Paesi partner e, di conseguenza, l’economia del gigante asiatico.

Tuttavia, questa strategia potrebbe rischiare di avere effetti collaterali sugli Stati Uniti. Alcuni dei principali marchi statunitensi del settore moda e calzature, già crollati in borsa, hanno forti interessi sud-est asiatico. E, a meno di una modifica delle tariffe, subiranno contraccolpi sul fronte dei costi di produzione e della catena di approvvigionamento.

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