28/03/2018, 11.34
CINA - COREA DEL NORD
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Xinhua e Kcna confermano il primo viaggio di Kim Jong-un a Pechino

Kim è arrivato due giorni fa in segreto a bordo di un treno blindato. Il leader nordcoreano ribadisce il suo impegno alla denuclearizzazione della penisola. Esperti: la posta in gioco per Pechino è alta. Tutti vogliono far parte del gioco. Seoul applaude la visita: “Aiuterà a risolvere il problema nucleare del Nord e a portare pace nella penisola coreana”

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Kim Jong-un ha compiuto il suo primo viaggio istituzionale e summit, recandosi a Pechino per incontrare il presidente dello storico alleato cinese. La conferma è giunta quest’oggi dai media ufficiali dei due Paesi, la Xinhua e la Kcna, mettendo fine alle illazioni che per due giorni hanno circondato la misteriosa “delegazione di alto livello nordcoreana” arrivata in Cina.

Il 25 marzo, Kim Jong-un è arrivato a Pechino in segreto, a bordo di un treno blindato, su invito del presidente cinese Xi Jinping e con una delegazione che includeva la moglie Ri Sol-ju, e – a seconda delle fonti – è ripartito fra ieri pomeriggio e oggi. Nell’occasione, il leader nordcoreano ha ribadito la propria “coerente posizione ad impegnarsi alla denuclearizzazione della penisola”, nel rispetto della volontà del defunto fondatore della Corea del Nord e suo nonno Kim Il-sung, e di suo padre Kim Jong-il.

La visita riporta il gigante economico cinese al centro del dialogo sulla penisola coreana, da cui Pechino è stata per lo più assente negli scorsi mesi, mentre Seoul e Pyongyang riaprivano la linea di contatto diretta nel contesto dei Giochi olimpici di PyeongChang, aprendo anche a un possibile dialogo con gli Usa.

Pechino è l’unico alleato di Pyongyang, e suo principale benefattore economico. Le dichiarazioni di Kim, riportate dall’agenzia stampa nordcoreana ufficiale, lo confermano: “Non c’è alcun dubbio che la mia prima visita all’estero [dovesse essere] nella capitale cinese”. Per Kim, quello di “custodire e rispettare i rapporti” fra i due Paesi è un “dovere solenne”.

Tale relazione sembrava in una fase di crisi, dopo che Pechino non aveva risparmiato a Pyongyang le sanzioni volute dall’Onu, imposte sul regime socialista a causa del suo programma nucleare e missilistico.

Ora, la visita riporta i rapporti fra i due Paesi in un’ottica positiva: la Cina vede rinnovato il suo ruolo di mediatore nella questione coreana, moneta di scambio utile nel dialogo diretto con l’altro gigante economico a Washington, con cui Pechino è in rotta di collisione. Da parte sua, la Corea del Nord si è assicurata sostegno diplomatico in vista dei summit con il presidente sudcoreano Moon Jae-in e con il suo corrispettivo Usa, Donald Trump, previsti per aprile e maggio.

Parlando al South China Morning Post, Zhou Chenming, esperto di questioni militari a Pechino, sostiene che la visita stessa sia la prova che Pyongyang ha mantenuto la “tradizionale amicizia” con il vecchio alleato, a discapito delle supposizioni di molti analisti, secondo cui la Cina era rimasta priva di strumenti per far leva sulla vicina Corea del Nord. Un altro esperto cinese, anonimo, afferma che Pechino ha tutto l’interesse a tutelare il regime nordcoreano, poiché il suo collasso “comprometterebbe” la sicurezza delle sue frontiere, in caso di intervento militare Usa.

Benoit Hardy-Chartrand, dell’università di Montreal, ha commentato al Scmp che “la posta è troppo alta per Pechino. Tutti vogliono far parte del gioco, ora che Trump e Moon incontreranno Kim… Nessuno vuole essere lasciato ai margini”.

Di recente, anche il Giappone sta cercando di entrare nella partita con l’apertura del premier Shinzo Abe a un summit nippo-nordcoreano.

Da parte sua, Seoul ha dato il “benvenuto” al miglioramento dei rapporti fra Cina e Nordcorea. Baik Taehyun, portavoce del ministero dell’Unificazione, ha affermato che ciò “aiuterà a risolvere il problema nucleare del Nord e a portare pace nella penisola coreana” – una posizione sostenuta oggi anche dal ministero sudcoreano degli Esteri.

Per Washington, la visita di Kim a Pechino è la prova del successo della politica di “massima pressione” voluta dagli Usa.

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