29/01/2020, 13.50
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Washington, sanzioni ai cinesi che interferiscono nella successione del Dalai Lama

La legge è stata votata a maggioranza dalla Camera dei Rappresentanti del Congresso. Autorizza a bloccare i conti bancari e la circolazione dei funzionari di Pechino. La scelta del futuro leader del buddismo tibetano “spetta solo alla comunità tibetana di fede buddista”. Il ricordo dell’11mo Panchen Lama, detenuto “in maniera arbitraria” dal 1995.

Washington (AsiaNews/Agenzie) – La Camera dei Rappresentanti statunitense ha votato una legge che autorizza a imporre sanzioni ai cinesi che dovessero interferire nella successione del Dalai Lama, il leader spirituale del buddismo tibetano. Il Tibetan Policy and Support Bill è stato approvato ieri a stragrande maggioranza, con 392 voti a favore e 22 contrari.

La legge è a firma di James P McGovern, rappresentante dei democratici alla Camera. Essa ri-autorizza il Tibetan Policy Act del 2002. Se dovesse essere approvata anche in Senato e firmata dal presidente Donald Trump, essa consentirebbe l’applicazione di sanzioni economiche come il congelamento dei conti bancari negli Stati Uniti e limitazioni all’ingresso sul suolo americano di funzionari di Pechino.

La norma conferma una posizione più volte rivendicata da Tenzin Gyatso, 14mo Dalai Lama, e negata da Pechino: il fatto che il processo che “riguarda l’identificazione e l’insediamento dei leader del buddismo tibetano, compreso il futuro 15mo Dalai Lama, è una questione che spetta solo alla comunità tibetana di fede buddista, in accordo con l’inalienabile diritto alla libertà religiosa”.

Il testo definisce “arbitraria” la detenzione da parte di Pechino di Gedhun Choekyi Nyima, un bambino di sei anni che era stato identificato come 11mo Panchen Lama “al solo scopo di insediare il proprio candidato”. Il “numero due” del buddismo tibetano è stato sequestrato insieme alla sua famiglia 17 maggio 1995, tre giorni dopo essere stato riconosciuto come Panchen Lama dall’attuale Dalai. Per il buddismo tibetano, il Panchen Lama è importante perché ha il compito di riconoscere la nuova rinascita del Dalai Lama, dopo la sua morte.

Dal momento della sparizione, non si hanno sue notizie. Se fosse ancora vivio, oggi Nyima avrebbe 30 anni. In risposta all’ingerenza di Pechino, Tenzin Gyatso negli ultimi anni ha teorizzato che lui potrebbe essere l’ultimo Dalai Lama oppure che la sua reincarnazione potrebbe essere scelta da una sorta di “conclave” composto dai maggiori abati buddisti della diaspora.

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