22/12/2016, 12.03
MYANMAR
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Vescovo di Bhamo: Natale tra i Kachin, sfollati a causa della guerra

di Jangma Gam

Mons. Raymond Sumlut Gam, vescovo di Bhamo, racconta come viene vissuta la nascita di Gesù dove infuria la guerra civile al confine con la Cina. La presenza della Chiesa e della Caritas nei campi profughi; l’importanza degli aiuti materiali e la sete dei fedeli per il “vero nutrimento dell’Eucarestia”.

Bhamo (AsiaNews) – “La Chiesa non abbandonerà mai gli sfollati nei campi profughi, andrà dove vanno loro”. È quanto afferma ad AsiaNews mons. Raymond Sumlut Gam, vescovo di Bhamo, diocesi situata nello Stato Kachin, nel nord del Paese, a pochi chilometri dal confine con la Cina. Da quattro mesi la diocesi si trova nel pieno della guerra civile ripresa fra l’etnia Kachin e il governo centrale. Le truppe del Tatmaadaw (esercito governativo) avanzano utilizzando attacchi aerei e terrestri per colpire le postazioni del Kia (Kachin Independence Army), causando un numero indefinito di morti. Almeno 27mila persone, in maggioranza cristiane, sono rinchiuse in campi profughi sempre più vicini al fronte di guerra, costretti a spostarsi per trovare luoghi più sicuri. Nonostante la situazione drammatica, i fedeli “vogliono festeggiare il Natale con gioia”.

Eccellenza, quanti sacerdoti si recheranno nei campi profughi per celebrare la messa di Natale?

Due sacerdoti sono andati nei campi che si trovano al confine fra Myanmar e Cina a partire dal 19 dicembre. Il 28 dicembre io stesso mi recherò al campo di Hpun Lum Yang per celebrare i 25 anni di servizio di un catechista. Inoltre, tre volte all’anno (per Natale, Pasqua e per la festa della Santa Croce) inviamo sacerdoti addizionali nei campi profughi per accompagnare i residenti nella solidarietà.

Come ci si prepara al Natale in questi campi?

Ci sono molte cose da organizzare, bisogna pulire, decorare e cucinare. I sacerdoti si concentrano sulla preparazione interiore, spirituale e nell’amministrare la confessione ai fedeli. I nostri credenti diocesani danno molto valore al sacramento della confessione e senza di essa sono tristi durante la messa.

Le persone che hanno vite ricche e comode possono eccitarsi per gli aspetti materiali ed esteriori del Natale. Invece gli sfollati, che hanno provato la durezza della vita, danno valore al nutrimento spirituale, all’Eucarestia durante il Natale. Questo è il modo in cui gli abitanti dei campi profughi accolgono il Natale. Tutti i 27mila sfollati della diocesi sono cristiani, 4500 dei quali cattolici.

Sappiamo che le condizioni nei campi profughi sono molto difficili e che gli aiuti delle Nazioni Unite sono bloccati dalle truppe governative. Qual è il messaggio di Natale che la Chiesa rivolge alle persone che vivono questo dramma?

Secondo il Vangelo, l’angelo ha dato due messaggi ai pastori. Il primo è “non abbiate paura”, il secondo è “il Salvatore è nato oggi”. Alcune volte le persone apprezzano di più il secondo messaggio e si concentrano sulla venuta del Salvatore. Il primo messaggio è connesso a questi tempi difficili e a volte le persone lo ignorano. Ma “non abbiate paura” è il primo messaggio e quest’anno voglio sottolineare questo. Voglio che la gente sappia che “Dio è con loro”. Se uno accetta questo messaggio e lo custodisce nel cuore, sarà pronta a sacrificare sé stesso.

I fedeli che vivono in una situazione drammatica hanno la possibilità di dimostrare la verità di questo messaggio. Il messaggio di Dio si rivolge agli uomini di buona volontà, e se essi hanno una volontà retta e rimangono nella sua pace, avranno la serenità del cuore anche al momento della morte.

In che modo la Chiesa e Caritas Bhamo danno assistenza umanitaria agli sfollati che devono spostarsi in zone più sicure?

La Chiesa si focalizza sulla cura pastorale e sull’accompagnamento. Sono i gestori dei campi profughi che decidono quando e dove gli sfollati devono spostarsi. Quando decidono di partire, la Chiesa li accompagna e li assiste durante il viaggio. Per soddisfare i bisogni basilari degli sfollati, la Caritas è sempre pronta a dare assistenza umanitaria. La Chiesa sarà sempre fedele.

Come Chiesa non possiamo prendere decisioni per gli sfollati. Andiamo dovunque vogliano andare loro. Anche i catechisti stanno sempre i profughi. Un bell’esempio di accompagnamento è a Mun-Ko, dove il sacerdote e le suore sono diventati loro stessi rifugiati in un campo sotto il controllo del governo cinese. Anche se la Chiesa in Cina non è forte, tentiamo di assistere anche i profughi di là dal confine.

Qual è il suo messaggio per i fedeli dentro e fuori il Myanmar?

La preghiera è l’arma più potente. Chiedo a tutti di pregare. Molti appartenenti alla minoranze etniche del Myanmar hanno trovato rifugio in Paesi esteri e a loro chiedo di intercedere presso i loro governi, affinché aiutino il nostro Paese a trovare la pace. Invece di maledire persone su internet, dobbiamo diffondere un messaggio di amore a coloro che non voglio ascoltare. Anche le donazioni materiali ai campi profughi sono importanti. Con il tempo il sostegno internazionale agli sfollati Kachin si è sempre più ridotto, perché le organizzazioni hanno distolto la loro attenzione per focalizzarsi su problemi più urgenti.

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