02/08/2010, 00.00
RUSSIA
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Un nuovo “esercito” di giovani per la Chiesa russo-ortodossa

di Nina Achmatova
Il Patriarcato finanzia corsi per la formazione di leader giovanili che facciano missione “on the road” tra i ragazzi, promuovendo i valori cristiani contro la “filosofia occidentale” delle droghe, egoismo e relativismo morale. Un progetto di Kirill per modernizzare la Chiesa russa o una mossa politica per offrire al Cremlino una versione più soft dei giovani politicizzati di Nashi?

Mosca (AsiaNews) – Un “esercito” di veri e propri specialisti della missione pronti a far riavvicinare i giovani alla religione è il progetto che sta portando avanti il Patriarcato di Mosca. Lo scopo è “allontanare i ragazzi da droga, alcolismo, promiscuità sessuale” e organizzare manifestazioni che comunichino alla società la posizione della Chiesa sulle questioni legate alla contemporaneità, spiega Vladimir Batrakov, un ex militare ora “arruolato” nei corsi del Patriarcato che da maggio hanno raccolto 100 iscritti. La campagna promossa dal patriarca Kirill prevede corsi di formazione per adulti che si occuperanno poi della creazione di gruppi giovanili su tutto il territorio della Federazione russa.

Nella Chiesa russo-ortodossa, già dal 1991, esiste il movimento della “Gioventù ortodossa”, un’organizzazione che lavora principalmente con bambini e adolescenti. Quello che differenzia i nuovi gruppi giovanili è l’intenzione di promuovere, insieme ai valori religiosi, una “filosofia anti-occidentale”, idee politiche e patriottismo.

Alcuni sostengono che il progetto sia legato alle ambizioni “temporali” di Kirill, che vuole aggiungersi al tandem Putin-Medvedev come leader ideologico, mentre altri prevedono il naufragio del piano a causa della mancanza di fondi e della difficoltà di coordinare il lavoro. Intanto un gruppo dei nuovi leader giovanili ha già fatto la sua prima apparizione al campo estivo organizzato a giugno dal movimento giovanile Nashi, apertamente pro-Cremlino.

Kirill aveva sottolineato, per la prima volta, la necessità di formare leader per i gruppi giovanili  a dicembre in un incontro con i responsabili del clero. In quell’occasione aveva parlato dell’importanza di indirizzare i giovani in una società piena di “relativismo morale”, “permeata dall’edonismo e dal culto del successo personale”. Il primo passo è stato l’avvio dei corsi, organizzati dal dipartimento sinodale per gli Affari religiosi e dal centro del Patriarcato per la Crescita spirituale dei giovani.

I corsi, spiga Yulia Pavlyuchenkova – vice capo del dipartimento sinodale per gli Affari religiosi – forniranno ai futuri leader la capacità di allontanare i giovani dai “cosiddetti valori europei” promossi dai mass media, come l’amore libero, l’egoismo, che “portano all’abuso di droghe, a gravidanze precoci e anche al carcere”.

I futuri leader faranno “missione on the road”, racconta Boris Yakemenko responsabile dell’ala ortodossa del gruppo Nashi: “La missione moderna deve andare oltre le mura delle parrocchie perché non possiamo attrarre le persone se non andiamo noi da loro”.

La Chiesa finanzia il corso e il lavoro dei leader giovanili con il denaro che arriva dalle parrocchie e da sponsor. Il costo di un gruppo da 30 a 70 persone è di circa 300mila rubli (7.600 euro). Nel Paese le chiese ortodosse sono più di 14mila, solo a Mosca 300, ma la Pavlyuchenkova non garantisce che ogni parrocchia avrà il suo gruppo.

Nikolai Mitrokhin, ricercatore all’Università di Brema ed esperto di finanza della Chiesa russo-ortodossa, ritiene lo sforzo economico insostenibile per il Patriarcato. Inoltre, fa notare che la Chiesa è divisa sul piano ideologico e questo rende impossibile standardizzare gli ideali da promuovere tra i giovani su scala nazionale. Ad ogni modo è convinto che non si tratti solo di un’operazione d’immagine per il Patriarcato: “Kirill è una personalità mediatica, che parla della modernizzazione della Chiesa come un obiettivo necessario, in accordo con i tempi, lo Stato dal canto suo ha bisogno di una variante meno aggressiva di Nashi”.  

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