25/08/2009, 00.00
IRAN
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Teheran, quarto “processo di massa” contro gli oppositori del regime

Alla sbarra diversi membri del principale partito riformista iraniano e collaboratori dell’ex presidente Khatami. L’accusa è aver organizzato e fomentato le rivolte anti-governative. Gholam Hossein Mohseni-Ejei, sospettato di omicidi e torture, nominato procuratore generale della Repubblica.
Teheran (AsiaNews/Agenzie) – Attivisti e riformatori alla sbarra oggi a Teheran, nel quarto processo di massa intentato dal regime iraniano contro i protagonisti delle rivolte anti-governative. L’accusa è aver orchestrato le proteste che hanno insanguinato il Paese all’indomani delle elezioni presidenziali del 12 giugno, vinte dal conservatore Mahmoud Ahmadinejad. Le proteste non violente, che accusavano di brogli, sono state soffocate con atti di teppismo e armi da parte di bassij e pasdaran, al servizio di Ahmadinejad.
 
Diversi imputati sono membri di Mosharekat, il principale partito riformista del Paese. Sul proprio sito web, il movimento accusa il Tribunale della rivoluzione iraniano di intentare l’ennesimo “processo spettacolo” e denuncia un quadro nazionale sempre più “minaccioso”. Su di loro grava l’accusa di aver “organizzato e fomentato le proteste e i disordini” delle scorse settimane, durante i quali sono morte decine di persone.
 
Alla sbarra, tra gli altri, Mostafa Tajzadeh, ex vice-ministro degli interni; Mohsen Aminzadeh, ex vice-ministro degli esteri; Abdollah Ramezanzadeh, ex portavoce governativo. A processo vi è anche Saaed Hajjarian, ex vice-ministro dell’intelligence, divenuto il principale artefice del movimento riformista in Iran.
 
Molti degli alti funzionari incriminati hanno ricoperto l’incarico tra il 1997 e il 2005, durante la presidenza Khatami. Egli nell’ultima tornata elettorale ha sostenuto il leader moderato Mir Hossein Moussavi. Di recente un alto ufficiale delle Guardie della Rivoluzione lo ha accusato di aver orchestrato, insieme a Moussavi e Khatami – quasi l’intera leadership dei “riformisti” – una “rivoluzione di velluto” per abbattere il regime.
 
Analisti internazionali bollano il processo come un tentativo di sradicare l’opposizione interna moderata. Nelle scorse settimane più di 140 persone sono comparse davanti ai giudici, in occasione di altri tre “processi di massa” che finora non hanno portato ad alcuna sentenza.
 
Attivisti per i diritti umani denunciano l’arresto di centinaia di persone fra cui giornalisti, attivisti e avvocati, molti dei quali tuttora in carcere e vittime di abusi, torture e violenze sessuali. Sul regime pende anche l’accusa di aver ammazzato gli oppositori rinchiusi in carcere.
 
Ieri, infine, Sadeq Larijani, fratello del presidente del parlamento e neo-capo dell’ordine giudiziario iraniano, ha nominato Gholam Hossein Mohseni-Ejei, ex ministro dell’intelligence del governo Ahmadinejad, procuratore generale della Repubblica. Fonti della resistenza interna lo accusano di esecuzioni di massa, omicidi mirati verso gli oppositori e torture.  
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